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CONTE VUOLE CACCIARE RENZI? COSÌ REGALA ALTRI CINQUE ANNI DI GOVERNO A MELONI

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Il centrosinistra deve scegliere: costruire un’alternativa credibile oppure continuare con i veti personali. Senza Renzi, Italia Viva e una forte area riformista, la coalizione rischia di essere incapace di governare il Paese.

Giuseppe Conte deve spiegare una cosa agli elettori del centrosinistra: vuole davvero battere Giorgia Meloni oppure il suo principale obiettivo politico resta quello di eliminare Matteo Renzi?

Perché le due cose non coincidono.

Anzi.

Continuare a porre veti contro Italia Viva significa indebolire l’alternativa alla destra e aumentare concretamente le possibilità che Giorgia Meloni governi l’Italia per altri cinque anni.

Questa è la realtà politica.

Il resto è propaganda.

Il centrosinistra non vincerà le prossime elezioni mettendo insieme le antipatie personali.

Non vincerà organizzando processi contro Renzi.

Non vincerà stabilendo chi è sufficientemente di sinistra per partecipare alla coalizione.

E soprattutto non vincerà consegnando a Giuseppe Conte il diritto di decidere chi possa entrare e chi debba uscire dal campo progressista.

Chi ha attribuito questo potere al leader del Movimento 5 Stelle?

Il Partito Democratico?

Elly Schlein?

Gli elettori?

Nessuno.

Eppure da mesi assistiamo a un dibattito politico surreale nel quale sembra che l’intero futuro del centrosinistra debba dipendere dalla disponibilità di Conte ad accettare o meno Matteo Renzi.

È una follia politica.

Perché il vero problema dell’opposizione italiana non è Renzi.

È la mancanza di un progetto di governo.

Essere contro Giorgia Meloni non basta.

Manifestare contro il Governo non basta.

Criticare ogni provvedimento della maggioranza non basta.

Un’alternativa politica deve spiegare cosa vuole fare dell’Italia.

Quale politica economica?

Quale politica industriale?

Quale rapporto con le imprese?

Quale riforma fiscale?

Quale politica energetica?

Quale posizione sull’Ucraina?

Quale ruolo dell’Italia nella NATO e nell’Unione Europea?

Quale modello di giustizia?

Quale strategia sulle infrastrutture?

Quale progetto per il Mezzogiorno?

Su questi temi il cosiddetto campo largo mostra divisioni profonde.

E fingere che non esistano non servirà a farle scomparire.

Il centrosinistra ha bisogno di una componente riformista proprio per questo.

Ha bisogno di qualcuno che parli di crescita economica.

Di produttività.

Di imprese.

Di innovazione.

Di infrastrutture.

Di garantismo.

Di semplificazione burocratica.

Di modernizzazione dello Stato.

Quello spazio politico oggi è rappresentato anche da Matteo Renzi e da Italia Viva.

Escluderlo significherebbe compiere un errore politico enorme.

Significherebbe costruire una coalizione sempre più spostata verso il populismo e il massimalismo.

Significherebbe abbandonare milioni di elettori moderati e riformisti.

Significherebbe regalare definitivamente alla destra il mondo delle imprese, dei professionisti, dei ceti produttivi e di quella parte della società italiana che non vuole scegliere tra sovranismo e populismo.

Ma Giuseppe Conte sembra avere un’altra priorità.

Renzi non deve esserci.

Perché?

Per ragioni programmatiche?

Allora si discutano i programmi.

Per ragioni politiche?

Allora si confrontino le idee.

Per ragioni personali?

Allora bisogna avere il coraggio di dire che il futuro del centrosinistra italiano è ostaggio delle antipatie tra due leader.

E sarebbe semplicemente irresponsabile.

Anche il Partito Democratico, però, deve assumersi le proprie responsabilità.

Elly Schlein non può continuare a osservare questa situazione cercando di non scontentare nessuno.

Il principale partito dell’opposizione deve esercitare una leadership.

Deve decidere quale coalizione vuole costruire.

Deve stabilire una regola semplicissima: nessun veto.

Conte non può porre il veto su Renzi.

Renzi non può porre il veto su Conte.

Bonelli e Fratoianni non possono decidere chi è abbastanza di sinistra per partecipare alla coalizione.

La politica deve tornare a essere confronto.

Anche duro.

Anche conflittuale.

Ma sui programmi.

Sulle idee.

Sulle scelte da compiere per governare l’Italia.

La verità è che il centrosinistra ha bisogno di tutti.

Del Partito Democratico.

Del Movimento 5 Stelle.

Di Alleanza Verdi e Sinistra.

Delle forze socialiste.

Dei cattolici democratici.

Dei liberali.

Delle esperienze civiche.

E certamente di Italia Viva e di Matteo Renzi.

Non perché Renzi debba avere un trattamento privilegiato.

Ma perché nessuna coalizione può definirsi larga se comincia decidendo chi escludere.

E soprattutto perché una coalizione senza una forte componente riformista rischia di non avere alcuna credibilità di governo.

La domanda, allora, deve essere posta con estrema chiarezza.

Giuseppe Conte vuole battere Giorgia Meloni o vuole battere Matteo Renzi?

Perché se continuerà a considerare Renzi il principale nemico politico, il risultato potrebbe essere paradossale.

Renzi resterà fuori dalla coalizione.

Italia Viva continuerà la propria battaglia politica.

Il centrosinistra perderà una componente decisiva del proprio elettorato.

E Giorgia Meloni ringrazierà.

La politica, qualche volta, è molto più semplice di quanto si voglia far credere.

Per vincere bisogna allargare.

Per governare bisogna avere competenze e culture politiche diverse.

Per costruire un’alternativa bisogna smetterla con i veti.

Il centrosinistra deve scegliere.

Può continuare la guerra personale contro Matteo Renzi.

Oppure può provare finalmente a costruire una coalizione capace di governare l’Italia.

Fare entrambe le cose non è possibile.

E se Conte e una parte della sinistra continueranno a non capirlo, potrebbero diventare i migliori alleati politici di Giorgia Meloni.

Per altri cinque anni.