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Cirielli apre a Vannacci: cade la maschera moderata del centrodestra?

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Il viceministro deve chiarire se parla soltanto per sé o se prepara una coalizione ancora più radicale. Fratelli d’Italia prende le distanze, mentre Forza Italia non può restare in silenzio
Le dichiarazioni di Edmondo Cirielli sulla possibilità di «governare insieme a Vannacci» non possono essere liquidate come un semplice esercizio accademico. A pronunciarle non è stato un militante qualsiasi, ma un viceministro degli Esteri e un esponente di primo piano di Fratelli d’Italia.
Cirielli ha sostenuto che Roberto Vannacci potrebbe rappresentare persino «una risorsa», prospettando un confronto su incarichi di governo, sicurezza e responsabilità ministeriali. Parole politicamente pesanti, che aprono un interrogativo: nel centrodestra si sta preparando una coalizione ancora più radicale, costruita intorno al nazionalismo esasperato e alla nostalgia autoritaria?
Fratelli d’Italia ha precisato che Cirielli avrebbe parlato a titolo personale. Una presa di distanza, però, non basta. Se la linea del partito è davvero diversa, Giorgia Meloni dovrebbe dirlo con chiarezza e valutare la compatibilità di simili dichiarazioni con il ruolo istituzionale ricoperto dal viceministro. Non si può rappresentare il Governo e, contemporaneamente, avanzare ipotesi politiche tanto delicate fingendo che siano opinioni senza conseguenze.
E Forza Italia cosa dice?
Il silenzio di Forza Italia sarebbe ancora più grave. Un partito che continua a definirsi liberale, europeista e moderato deve spiegare se accetterebbe di governare con Vannacci e con le posizioni politiche che egli rappresenta. Antonio Tajani non può limitarsi a difendere l’unità della maggioranza: deve chiarire quale sia il confine politico e culturale che Forza Italia non intende oltrepassare.
Anche la Lega è chiamata a pronunciarsi. Il centrodestra non può continuare a presentare un volto rassicurante in Europa e, nello stesso tempo, corteggiare le componenti più estreme quando servono nuovi voti.
Le parole di Cirielli rischiano di far emergere il vero conflitto interno alla maggioranza: da una parte il tentativo di accreditarsi come forza conservatrice e istituzionale, dall’altra l’attrazione verso un blocco nazionalista, illiberale e nostalgico.
Definire questa prospettiva “fascista” è un giudizio politico molto duro, che richiede responsabilità e argomenti. Ma proprio per questo Meloni, Tajani e Salvini devono rispondere senza ambiguità: considerano Vannacci un possibile alleato di governo oppure no?
Se Cirielli ha parlato contro la linea dell’esecutivo, occorre valutarne le dimissioni. Se invece ha anticipato una strategia realmente discussa nel centrodestra, allora è caduta la maschera moderata: agli italiani deve essere detto apertamente quale coalizione si prepara e quale idea di democrazia intende portare al governo.