Type to search

Ceuta, Schengen e la verità che il governo italiano non racconta: cosa sta succedendo davvero tra Roma, Madrid e il Marocco!

Share

Di Angioletta Massimino 

La crisi esplosa a Ceuta, minuscola enclave spagnola in Africa, è diventata il palcoscenico perfetto per mostrare quanto la politica possa distorcere la realtà. In poche ore migliaia di persone hanno attraversato il mare dal Marocco, con morti recuperati in acqua, centri di accoglienza pieni e l’esercito spagnolo mobilitato per sostenere la Guardia Civil. Una scena drammatica, certo, ma che non ha nulla a che vedere con l’Italia, né con la sicurezza dei confini europei.

Ceuta non è Europa nel senso in cui viene raccontata nelle timeline indignate. È territorio spagnolo in Africa, separato dalla penisola iberica da quasi trenta chilometri di mare. Chi arriva lì non può muoversi liberamente verso la Spagna continentale, né tantomeno verso l’Italia. Per farlo servono controlli, documenti, autorizzazioni. Non esiste alcun corridoio aperto verso l’Unione.

Eppure il governo italiano ha trasformato questa crisi africana in un comizio politico. Giorgia Meloni ha parlato di “minaccia ai confini europei”, Antonio Tajani ha collegato gli arrivi alla regolarizzazione spagnola di mezzo milione di persone, Matteo Salvini ha invocato la sospensione di Schengen come se fosse un interruttore da spegnere a piacimento. Ma la realtà è molto più semplice.

Che cos’è Schengen, davvero?

Schengen non è un muro da alzare o abbassare. È un accordo che permette ai cittadini europei di muoversi liberamente tra i Paesi che ne fanno parte. Non riguarda i migranti che arrivano da fuori Europa: riguarda solo chi è già dentro l’Unione. E soprattutto: l’Italia non può “sospendere Schengen”. Nessun Paese può farlo. Schengen non si sospende. Al massimo, un governo può decidere di rimettere temporaneamente i controlli al proprio confine, ma solo se c’è un pericolo reale e diretto per la sicurezza nazionale. E questo pericolo deve riguardare l’Italia, non un altro Paese.

La crisi di Ceuta, pur drammatica, non rappresenta alcun rischio per l’Italia. Chi entra a Ceuta non può arrivare in Spagna continentale senza passare da controlli obbligatori. E infatti la Spagna ha già rimpatriato migliaia di persone in poche ore, come confermato dal governo e dalle autorità europee.

Quando Tajani ha parlato di “cittadinanza europea regalata agli irregolari”, Madrid ha reagito con una durezza mai vista. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano e ha definito le parole di Tajani “indegne di un Paese amico”. Ha ricordato che la regolarizzazione spagnola non concede alcuna cittadinanza, ma solo permessi di soggiorno e lavoro per chi vive in Spagna da anni, senza precedenti penali. Nessuno dei migranti arrivati a Ceuta può accedere a quella procedura.

La crisi non nasce da una legge “buonista”, ma da una sentenza della Corte Suprema spagnola che ha stabilito che chi arriva a nuoto non può essere respinto immediatamente. E nasce soprattutto da un improvviso allentamento dei controlli marocchini: Rabat ha lasciato passare migliaia di persone in poche ore, come già accaduto nel 2021.

Ed è qui che entra il punto più importante, quello che spesso viene ignorato: il ruolo del Marocco.

Il Marocco ha già usato Ceuta come leva politica. Nel 2021, dopo tensioni con la Spagna sul Sahara Occidentale, Rabat ha allentato i controlli e migliaia di persone sono entrate a Ceuta in poche ore. Lo hanno riportato RTVE, El País, BBC e The Guardian. È successo davvero. Non è un’ipotesi. È un precedente storico.

Ceuta e Melilla sono territori spagnoli in Africa, residui del colonialismo europeo, e il Marocco rivendica da decenni la loro sovranità. Anche questo è un fatto. Quando ci sono tensioni diplomatiche, la frontiera di Ceuta diventa fragile. E quando Rabat decide di “allentare la pressione”, la crisi esplode.

La crisi attuale ha dinamiche molto simili a quella del 2021: un improvviso cedimento dei controlli marocchini, migliaia di persone che attraversano il mare, una città che si ritrova in poche ore in emergenza. Non è una teoria: è ciò che hanno confermato le autorità spagnole e le principali testate europee.

Poi è arrivata la risposta politica più pesante. Pedro Sánchez ha ricordato i dati ufficiali di Frontex: tra il 2021 e il 2026 gli ingressi irregolari in Italia sono stati 478.600, contro i 234.760 della Spagna. Se davvero si volesse usare la logica dei numeri per sospendere Schengen, il primo Paese sotto accusa sarebbe Roma, non Madrid. “La solidarietà è una scelta. Il rispetto dei dati e dei trattati no”, ha scritto Sánchez.

La verità è che la crisi di Ceuta non è un problema dell’Italia. Non è un problema dell’Europa. È una crisi di frontiera che riguarda la Spagna e il Marocco. Tutto il resto è propaganda: un racconto costruito per spostare l’attenzione dai problemi reali – economia ferma, inflazione, salari bassi – e per alimentare la paura del “nemico esterno”.

Ceuta non è l’anticamera dell’Italia. Schengen non è un giocattolo da rompere per fare campagna elettorale. E la Spagna, con numeri, fatti e diplomazia, lo ha ricordato al governo italiano nel modo più chiaro possibile.