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Caso Ranucci, dieci ore davanti ai pm: l’inchiesta cerca la verità oltre la confessione di Lavitola

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Natalia Potenza ricostruisce davanti alla Procura di Roma rapporti e affari dell’ex compagno. Lavitola resta in carcere e il Riesame conferma l’aggravante del metodo mafioso. Ora occorre capire fino in fondo movente, rete di rapporti e responsabilità.
ROMA – Quasi dieci ore davanti ai magistrati. È stata una lunga audizione quella di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, ascoltata dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci.
Potenza ha ribadito agli investigatori di non essere stata a conoscenza della preparazione della bomba e di aver appreso dell’attentato soltanto successivamente. Ma la sua testimonianza assume particolare importanza perché può contribuire a ricostruire il contesto nel quale si muoveva Lavitola, i suoi affari e soprattutto i rapporti intrattenuti nel periodo precedente e successivo all’attentato.
Lavitola resta in carcere
Sul fronte giudiziario la posizione dell’ex editore rimane pesante. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta della difesa e confermato la custodia cautelare in carcere, mantenendo anche la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.
Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’azione contro Ranucci e si è assunto la responsabilità dell’incarico affidato a Gomes Clesio Tavares. Ha però sostenuto che l’idea di utilizzare una bomba sarebbe stata di Gomes, al quale avrebbe conferito quello che i suoi legali hanno descritto come un sostanziale “mandato in bianco”, precisando che non avrebbe dovuto essere fatto del male a nessuno.
È proprio questa ricostruzione che rende necessario andare oltre la confessione.
La domanda decisiva resta il movente
Ammettere di essere il mandante non significa necessariamente avere chiarito ogni aspetto dell’attentato.
Perché colpire Sigfrido Ranucci?
Lavitola ha descritto un rapporto di amicizia con il giornalista e ha sostenuto di sperare che quella relazione potesse contribuire alla propria riabilitazione personale e sociale. Una spiegazione che deve necessariamente essere confrontata con tutti gli elementi raccolti dagli investigatori.
Gli accertamenti sui dispositivi elettronici di Lavitola hanno inoltre evidenziato, secondo quanto emerso dall’inchiesta, alcuni vuoti temporali nelle comunicazioni con Ranucci. Anche questi elementi sono oggetto dell’attività investigativa e non consentono, da soli, conclusioni definitive.
Le dichiarazioni di Natalia Potenza
L’audizione dell’ex compagna può quindi diventare un tassello importante.
Secondo le ricostruzioni pubblicate dopo l’interrogatorio, Potenza avrebbe parlato degli affari di Lavitola e consegnato documentazione agli investigatori. Ha inoltre riferito di un incontro fra Lavitola e Ranucci successivo all’attentato durante il quale i telefoni sarebbero stati lasciati fuori; Ranucci ha replicato che si trattava di una modalità abituale nei loro incontri.
Sono circostanze che dovranno essere valutate dalla magistratura nel loro contesto complessivo.
Non trasformare l’inchiesta in un processo mediatico
La vicenda richiede particolare prudenza.
Ci sono persone indagate, dichiarazioni, confessioni, ipotesi investigative e decisioni cautelari. Ma sarà il procedimento giudiziario a stabilire responsabilità individuali e ricostruzione definitiva dei fatti.
Allo stesso tempo, quando destinatario di un attentato è un giornalista d’inchiesta, conoscere movente, mandanti, intermediari ed eventuali interessi coinvolti diventa una questione che riguarda direttamente la libertà dell’informazione.
La confessione di Lavitola rappresenta dunque un passaggio fondamentale, ma non può essere considerata automaticamente la conclusione dell’inchiesta.
Occorre comprendere perché quell’attentato sia stato deciso, quale fosse l’obiettivo effettivo dell’azione intimidatoria, chi ne conoscesse la preparazione e se il perimetro delle responsabilità coincida davvero con quello finora emerso.
La verità giudiziaria deve ancora essere costruita. E sul caso Ranucci non devono rimanere zone d’ombra.