“Balcanica” arriva a Venezia: il viaggio dei migranti e l’arte come forma di libertà
Il film di Nicola Sorcinelli ha debuttato il 4 settembre alle Giornate degli Autori. Matilda De Angelis è Greta, una dottoressa italiana che incontra un padre e un figlio afghani lungo la rotta balcanica. Al centro della storia le libertà negate, i confini e la capacità dell’arte di resistere alla repressione.
di Redazione QdC – Cinema e Cultura
Un viaggio verso l’Europa, una libertà che per alcuni è un diritto quasi scontato e per altri può trasformarsi in una lotta per la sopravvivenza. E poi l’arte, che diventa resistenza quando qualcuno tenta di cancellarla.
Sono questi alcuni dei temi di “Balcanica”, film diretto da Nicola Sorcinelli, che debutta il 4 settembre alle Giornate degli Autori della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
La pellicola affronta il tema delle libertà negate attraverso una storia che intreccia Afghanistan, migrazioni, Europa e rotta balcanica.
Protagonista è Matilda De Angelis, nei panni di Greta, una dottoressa italiana che si trova davanti a Nazar e a suo figlio Jalil, in fuga dall’Afghanistan e diretti verso l’Italia.
Dall’Afghanistan alla rotta balcanica
Secondo quanto raccontato dal regista, una delle ispirazioni alla base del progetto è stata la repressione della musica in Afghanistan dopo il ritorno al potere dei Talebani nel 2021.
La vicenda diventa così qualcosa di più di una storia sull’immigrazione.
È un racconto sulla possibilità stessa di esprimersi, creare, suonare e scegliere la propria esistenza.
Nazar e Jalil rappresentano chi affronta un viaggio senza avere la certezza di poter tornare indietro. Attraversano la rotta balcanica cercando di raggiungere l’Italia e una nuova possibilità di vita.
Ed è proprio durante questo percorso che incontrano Greta.
Greta e il privilegio di poter tornare indietro
Il personaggio interpretato da Matilda De Angelis introduce nella storia un elemento particolarmente significativo: lo sguardo occidentale sulla crisi migratoria.
Greta può viaggiare sapendo di avere sempre una possibilità che Nazar e Jalil non possiedono: tornare indietro.
È una differenza apparentemente semplice, ma enorme.
Un confine difficile può rappresentare per lei un ostacolo. Per chi fugge, invece, quello stesso confine può diventare il punto che separa la speranza dalla disperazione.
La dottoressa si trova così davanti a un dilemma morale: fino a che punto deve limitarsi al proprio compito professionale e quando, invece, diventa impossibile ignorare l’essere umano che ha davanti?
Il percorso di Greta sembra destinato a condurla oltre il semplice ruolo di osservatrice.
Quando proibire l’arte significa colpire un popolo
Ma “Balcanica” porta sullo schermo anche un’altra riflessione: cosa accade quando un potere decide di proibire l’arte?
Per Matilda De Angelis, la censura dell’espressione artistica rappresenta una delle forme attraverso le quali può essere colpita profondamente l’identità di una popolazione.
Perché vietare musica, cinema, teatro o altre manifestazioni creative non significa soltanto proibire un’attività.
Significa tentare di cancellare memoria, identità, libertà e possibilità di immaginare qualcosa di diverso dal presente.
Una riflessione che trova eco anche nelle parole di Babak Karimi, che descrive l’arte come qualcosa da cui, una volta “colpiti”, non ci si libera più.
L’arte come salvezza
È probabilmente qui che il film trova uno dei suoi messaggi più universali.
Di fronte ai confini geografici esistono altri confini, forse ancora più difficili da superare: quelli imposti alla libertà individuale, alla cultura e alla capacità di esprimersi.
“Balcanica” prova a raccontarli attraverso persone e scelte, evitando di ridurre il viaggio migratorio soltanto a numeri e statistiche.
Dietro ogni rotta esistono infatti individui, famiglie, talenti, paure e speranze.
E l’arte può diventare una forma di sopravvivenza.
Venezia come luogo di libertà
La presentazione alla Mostra di Venezia assume così anche un valore simbolico.
Un film nato riflettendo sulla proibizione della musica arriva in uno dei grandi luoghi internazionali dedicati alla libertà della creazione cinematografica.
“Balcanica” porta sullo schermo una domanda che supera la storia dei suoi protagonisti: quanto vale davvero la libertà quando non siamo noi a rischiare di perderla?
Il viaggio di Nazar e Jalil e l’incontro con Greta ricordano che un confine non è uguale per tutti.
Per qualcuno è una linea su una carta geografica.
Per qualcun altro può essere il limite tra la vita che gli è stata imposta e quella che spera ancora di poter scegliere.