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Assegno unico, dall’INPS 9,9 miliardi alle famiglie: coinvolti 9,6 milioni di figli

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Nei primi sei mesi del 2026 almeno una mensilità è arrivata a quasi 6,1 milioni di nuclei. A giugno l’importo medio è di 175 euro per figlio, ma senza ISEE si scende a circa 58 euro
L’Assegno unico e universale si conferma uno dei principali strumenti di sostegno alle famiglie italiane. Nei primi sei mesi del 2026 l’INPS ha erogato complessivamente 9,9 miliardi di euro, dopo i 19,8 miliardi distribuiti nel corso del 2025.
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio statistico, dall’inizio dell’anno almeno una mensilità è stata riconosciuta a 6.095.716 nuclei familiari, per complessivi 9.613.178 figli.
I numeri confermano l’ampiezza della misura, diventata una componente stabile del reddito per milioni di famiglie. La sua capacità di contrastare concretamente il costo crescente di figli, scuola, abitazione e servizi dipende però dagli importi effettivamente riconosciuti e dal corretto aggiornamento dell’ISEE.
In media 278 euro per famiglia
Considerando la media mensile, nel primo semestre hanno ricevuto l’assegno 5.955.901 famiglie, con riferimento a 9.391.501 figli.
L’importo medio mensile è stato pari a:
278 euro per nucleo familiare;
176 euro per ciascun figlio.
Nel solo mese di giugno l’INPS ha erogato 1,626 miliardi di euro a 5.904.923 nuclei, per complessivi 9.302.322 figli.
L’importo medio per figlio, comprese le maggiorazioni applicabili, si è attestato a circa 175 euro.
Da 58 a 227 euro in base all’ISEE
La somma riconosciuta varia notevolmente in base alla situazione economica della famiglia, al numero e all’età dei figli, alla presenza di disabilità e alle altre maggiorazioni previste.
Nel 2026 l’importo medio va:
da circa 58 euro mensili per chi non presenta l’ISEE o supera la soglia di 46.582,71 euro;
fino a circa 227 euro per le famiglie comprese nella fascia ISEE più bassa, pari a 17.468,51 euro.
La cifra massima comprende le maggiorazioni applicabili. L’importo base e quello effettivamente versato possono quindi essere differenti in funzione della composizione del nucleo.
La presentazione dell’ISEE aggiornato rimane decisiva. Senza una dichiarazione valida, l’INPS riconosce infatti la quota minima, anche quando la famiglia avrebbe diritto a un pagamento superiore.
Una misura ormai strutturale
L’Assegno unico ha sostituito e riordinato diversi precedenti strumenti di sostegno alla natalità e alle famiglie. Viene riconosciuto per ogni figlio a carico:
dal settimo mese di gravidanza;
fino al compimento dei 21 anni, in presenza delle condizioni previste;
senza limiti di età per i figli con disabilità.
La prestazione è universale perché può essere richiesta anche senza ISEE. L’indicatore economico serve però a determinare l’importo: chi non lo presenta riceve soltanto la quota minima.
Il confronto con il 2025
Nel 2025 la spesa complessiva aveva raggiunto circa 19,8 miliardi di euro. I 9,9 miliardi distribuiti tra gennaio e giugno 2026 indicano quindi un andamento sostanzialmente coerente con quello dell’anno precedente.
Nei primi cinque mesi del 2026 erano stati erogati 8,3 miliardi. Il pagamento di giugno ha portato il totale semestrale vicino ai dieci miliardi, confermando un flusso mensile superiore a 1,6 miliardi. INPS⁠�
Il problema del potere d’acquisto
I dati dimostrano l’estensione dell’intervento, ma non esauriscono la valutazione sulla sua efficacia. Un assegno medio di 175-176 euro per figlio rappresenta un aiuto significativo, ma deve essere confrontato con l’aumento delle spese sostenute dalle famiglie.
Alimentazione, abitazione, energia, trasporti, libri scolastici, servizi per l’infanzia e attività educative incidono sempre di più sui bilanci domestici. L’indicizzazione annuale degli importi riduce parzialmente la perdita di valore, ma non sempre compensa il reale incremento dei costi.
Le famiglie con redditi medio-bassi, più figli, persone con disabilità o un solo genitore continuano a essere particolarmente esposte.
Servono stabilità e servizi
L’Assegno unico rappresenta una delle poche politiche familiari dotate di carattere nazionale, continuativo e relativamente semplice. Non può tuttavia sostituire una strategia complessiva per la natalità e l’autonomia delle nuove generazioni.
Accanto al trasferimento economico servono:
asili nido accessibili in tutte le regioni;
occupazione femminile stabile;
congedi parentali adeguatamente retribuiti;
detrazioni per le spese educative;
politiche abitative per le giovani coppie;
sostegni rafforzati per disabilità e famiglie monoparentali;
procedure più semplici per ISEE, domande e correzione degli errori.
I 9,9 miliardi erogati nel primo semestre raccontano una misura indispensabile. La vera sfida è trasformarla da semplice sostegno al reddito in una parte di una politica familiare capace di contrastare povertà minorile, denatalità e disuguaglianze territoriali.