Appalti pubblici, svolta europea: arriva la «preferenza Ue» contro la concorrenza sleale
La Commissione propone un unico regolamento europeo e consente alle amministrazioni di privilegiare imprese e prodotti europei. Meno spazio al massimo ribasso, più peso a qualità, sicurezza e resilienza. Nel mirino soprattutto la concorrenza cinese sostenuta da prezzi difficilmente replicabili dall’industria europea.
BRUXELLES, 10 settembre 2026 – L’Europa prova a trasformare gli appalti pubblici da semplice strumento di acquisto a vera leva di politica industriale.
La Commissione europea ha presentato il nuovo Public Procurement Act, destinato a sostituire le tre direttive del 2014 con un unico regolamento direttamente applicabile nell’Unione. È ancora una proposta legislativa: dovrà essere negoziata e approvata da Parlamento europeo e Consiglio. �
EUR-Lex +1
La portata economica è enorme: gli acquisti pubblici europei valgono circa 2.500 miliardi di euro l’anno, pari al 15% del Pil dell’UE. �
Reuters
La novità: si potrà preferire l’Europa
Il principio più politicamente significativo è la cosiddetta «preferenza europea».
Non significa chiudere automaticamente tutte le gare alle aziende straniere. Il meccanismo è più articolato: le amministrazioni potranno, in determinate condizioni, limitare o escludere offerte provenienti da Paesi terzi che non garantiscono reciprocità nell’accesso ai propri mercati pubblici e utilizzare l’origine europea come criterio di valutazione. �
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Il progetto consente inoltre di intervenire quando la componente europea dell’offerta è insufficiente: tra gli strumenti previsti figura la possibilità di escludere offerte con meno del 50% di contenuto europeo in valore, nel rispetto degli accordi internazionali dell’Unione. �
Reuters
È una svolta rispetto alla logica secondo cui l’amministrazione dovrebbe guardare prevalentemente al prezzo.
Basta gare vinte soltanto perché si costa meno
Il nuovo principio sarà quello del miglior rapporto qualità-prezzo.
I criteri qualitativi dovrebbero pesare almeno per il 30% della valutazione e arrivare almeno al 50% negli appalti ad alta intensità di lavoro. Potranno essere considerate sostenibilità, innovazione, sicurezza, resilienza delle catene di approvvigionamento e dipendenze strategiche. �
Reuters +1
È probabilmente questo l’aspetto che interessa maggiormente le imprese italiane.
Un’azienda europea che rispetta contratti di lavoro, sicurezza, ambiente e standard produttivi elevati difficilmente può competere esclusivamente sul prezzo con operatori provenienti da sistemi economici caratterizzati da costi e sostegni pubblici molto differenti.
Il confronto con la Cina
Pechino non viene formalmente indicata come unico destinatario della riforma, ma il problema della concorrenza cinese è evidentemente al centro del dibattito.
Il vicepresidente esecutivo della Commissione Stéphane Séjourné è stato molto esplicito sul caso degli autobus: con le nuove norme, ha spiegato, gli enti pubblici avranno gli strumenti per preferire autobus europei rispetto a quelli cinesi. �
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La Camera di commercio cinese presso l’UE ha già contestato l’impostazione, sostenendo che una preferenza basata sulla provenienza rischierebbe di alterare la parità di condizioni. �
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Una piattaforma unica per le imprese
La riforma contiene anche un’importante operazione di semplificazione.
L’UE vuole realizzare un sistema digitale europeo che permetta alle imprese di registrarsi una volta e utilizzare le proprie credenziali nelle diverse procedure, superando almeno parte della frammentazione tra i 27 Stati.
Bruxelles stima che l’insieme della semplificazione possa produrre circa 650 milioni di euro l’anno di risparmi amministrativi. �
ANSA.it
Per le PMI potrebbe essere uno degli aspetti più importanti: partecipare a una gara in un altro Paese europeo dovrebbe diventare meno complesso.
La posizione che Confedercontribuenti – Imprese Italia può sostenere
Per Confedercontribuenti – Imprese Italia, la direzione della riforma può rappresentare un’importante opportunità, purché la «preferenza europea» diventi uno strumento realmente utilizzabile anche dalle amministrazioni italiane e non un nuovo livello di burocrazia.
Finocchiaro: «È una scelta che chiedevamo da tempo: non possiamo pretendere dalle nostre imprese rispetto dei contratti, sicurezza, sostenibilità, fiscalità e standard europei e poi assegnare gli appalti semplicemente a chi presenta il prezzo più basso, magari grazie a condizioni produttive impossibili in Europa.»
La questione non dovrebbe però trasformarsi in protezionismo indiscriminato. Il punto è la reciprocità: il mercato europeo può rimanere aperto, ma l’apertura deve essere accompagnata dalla possibilità per le imprese europee di competere realmente sui mercati degli altri Paesi.
E soprattutto occorrerà evitare che la preferenza europea favorisca soltanto i grandi gruppi industriali. PMI, consorzi e reti d’impresa devono poter utilizzare il nuovo mercato europeo degli appalti, altrimenti una riforma nata per rafforzare l’industria rischierebbe di aumentare ulteriormente la concentrazione.
APPALTI, L’EUROPA SCEGLIE L’EUROPA
Arriva la «preferenza europea»: nelle gare pubbliche meno massimo ribasso e più qualità, sicurezza e contenuto Made in Europe. Possibile limitare le offerte dei Paesi che non garantiscono reciprocità. Una svolta da 2.500 miliardi l’anno che può diventare un’occasione per le PMI italiane.