Una richiesta d’aiuto contro l’usura bancaria


di Paolo De Carlo – Coordinatore Regionale Confedercontribuenti Puglia

UNA RICHIESTA DI AIUTO

per centinaia di imprenditori, per decine di famiglie che la GIUSTIZIA non ha tutelato e non tutela lasciando ignorate le loro denunce, le loro richieste d’aiuto e le tutele  sancite dalle Leggi.

Leggi precise, punizioni dettagliate, norme e sanzioni imperative, tutto al vaglio di un P.M. che nel 99% decide una archiviazione per mancanza di dolo: corro in autostrada a 300 orari, ma non c’è dolo: “Sono un pilota di formula uno, pensavo di essere in gara!”

Questo accade quando si denuncia la “c.d. usura bancaria”. Se a prendere il 10% al mese è il salumiere, il macellaio c’è usura; se lo fa la banca non c’è reato.

Indagini insufficienti, spesso condotte con l’ausilio di C.T. che scambiano leggi matematiche con proprie opinioni e/o pareri, con proprie metodologie di calcolo al cui cospetto Pitagora, Cartesio e Fibonacci  sono pivelli della Matematica, circolari interne di Banca d’Italia applicate come Vangelo.

Capita così che in una CTU (consulenza tecnica d’ufficio),  il tecnico verifichi un’applicazione dei tassi dal 50 al 476% , ma non c’è dolo. Spieghiamo il perché.

Può accadere che su una rata scaduta di un importo di poche centinaia di euro si paghi una “spesa” di 50 euro al primo sollecito e di altre 50 euro al secondo sollecito e così via. A questo punto, il CTU pone quella spesa non in relazione alla mora per la rata impagata ma su tutto il capitale residuo del mutuo.

Così progressivamente la rata cresce per gli anni a venire. Se poi si considera che per capire l’errore dovremo aspettare il mancato pagamento dell’ultima rata di mutuo ove si equivalgono debito residuo e importo rata per capire l’entità e la gravità di una simile pattuizione, il gioco è fatto.

Ma nel frattempo la casa della vittima va all’asta!

Bravi i Giudici Civili, sia in sede monocratica che collegiale, del Tribunale di Bari che bloccano l’azione esecutiva, ma purtroppo in sede penale non solo non si ottiene giustizia, ma neanche le più elementari tutele, previste per le vittime che hanno denunciato il reato, quali la sospensione per 300 gg prevista dalla Legge 44/99.

Imprenditori, famiglie produttrici e famiglie lasciati in balia delle onde al pari dei naufraghi extra comunitari, con la differenza che  mentre per questi ultimi vi è la possibilità che qualche ONG li soccorra e presti loro aiuto! Per le vittime di usura vi è l’esclusione totale dalla vita sociale, imprenditori che continuano a lavorare (alla giornata)  senza credito legale, famiglie disgregate, suicidi per segnalazioni in C.R. o per la vergogna di essere indicati come cattivi pagatori e cosa ancora più grave una banca che consapevole del danno arrecato all’intero territorio non sola resta impunita penalmente, ma “indifferente” alle richieste di rientro in bonis. La vittima non è un comune cliente  ma un SOCIO, che in queste richieste non trova neanche il supporto della Banca d’Italia che dopo aver commissariato la banca, per lavaggio di soldi riferibili a Messina Denaro, ripristinato il C.d.A. continua a nascondere grazie ad una presunta vigilanza il mancato accertamento in tutti i contratti di clausole usurarie e di invalidità contrattuali, sancite da decine di sentenze che ora trovano  conferma in recenti arresti giurisdizionali di Corti di Appello e Cassazione.

Migliaia di euro spesi contro i SOCI nel tentativo di continuare a nascondere scorrettezze e nefandezze finanziarie in barba alle più valide norme sociali che la BANCA dovrebbe tutelare e perseguire.

Decine di denunce penali che finiscono archiviate, senza che Prefettura e Commissario Antiracket si chiedano il perché, nonostante non vi sia potere discrezionale e quindi necessità di indagine, il P.M. non concede la sospensione dei termini, che il legislatore ben preparato ha individuato quale unico rimedio atto a garantire quella minima tutela che permette alla vittima di potersi riprendere fisicamente, psicologicamente  e finanziariamente dal colpo subito dall’usuraio, che in maniera subdola isola la vittima servendosi di armi distruttive quali le segnalazioni in centrale rischi.

Il mancato controllo di Banca d’Italia, mancate verifiche della Prefettura, disattenzione del Commissario Antiracket e da ultimo modifiche alle normative volte alla tutela delle sole vittime di usura criminale come a voler ulteriormente differenziare il reato di usura alla stregua di quanto inserito nella nuova normativa che vuole la costituzione di parte civile in almeno un procedimento penale quale condizione per la sopravvivenza di una associazione antiracket, limitando perciò il raggio di azione alle sole  associazioni che fanno riferimento al FAI ed escludendo di conseguenza tutte le altre perché è quasi impossibile. Impossibile ottenere un giudizio penale per gli amministratori di una banca e con esso la costituzione di parte civile di una piccola associazione.