Tik Tok e la “guerra” Usa – Cina: scatta oggi il bando statunitense


Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Non si placa lo scontro politico ed economico su Tik Tok, la celeberrima applicazione cinese che, in questi mesi, ha alimentato le contrapposizioni tra Pechino e Washington.

Oggi, infatti, scatta su tutto il territorio statunitense il bando imposto dal Dipartimento del Commercio, che impedisce di scaricare sia l’app della discordia che We Chat, programma di messagistica cinese molto diffuso i patria e nato per contrastare, senza successo a dire il vero, il “gigante” WhatsApp.

Wilbur Ross, segretario al Commercio Usa, ha motivato così la dura presa di posizione: “Su indicazione del presidente Donald Trump abbiamo intrapreso un’azione significativa per contrastare la raccolta dolosa di dati personali di cittadini americani da parte della Cina. Le azioni odierne, aggiunge, dimostrano ancora una volta che il presidente Donald Trump farà tutto ciò che è in suo potere per garantire la nostra sicurezza nazionale e proteggere gli americani dalle minacce del Partito comunista cinese”.

Il provvedimento arriva dopo una lunga fase interlocutoria, durante la quale vi sono state ferventi trattative per la cessione, da parte di ByteDance, del ramo statunitense di Tik Tok. Quando sembrava che la cordata  Microsoft-Walmart potesse prevalere l’ha spuntata Oracle, ma l’accordo raggiunto non si è concretizzato in una vendita vera e propria, come aveva richiesto ed imposto il Presidente Donald Trump, ponendo quale termine ultimo proprio il 20 settembre. La risoluzione raggiunta dalle due aziende, infatti, prevede soltanto una stretta collaborazione che farebbe di Oracle “un fidato fornitore tecnologico”. Tale proposta, evidentemente, non ha incontrato i favori dell’amministrazione Usa, che ha scelto di procedere con la messa al bando.

Da oggi, dunque, le due applicazioni non saranno scaricabili negli Stati Uniti, ma coloro i quali le posseggono già potranno continuare ad usarle, senza limitazione alcuna, fino a novembre. Non è escluso che, successivamente, possano essere messe in campo misure più restrittive. In tutto ciò non bisogna, ovviamente, dimenticare le immintenti elezioni presidenziali (il cui esito potrebbe, ad esempio, determinare un cambio di rotta) e l’infuocata campagna elettorale in corso di svolgimento. Nel clima attuale, infatti, la sensazione è che il presidente uscente abbia intenzione di battere su questo tema, di ribadire con forza la sua dura opposizione nei confronti della Cina, declinandola anche nel mondo della rete e della tecnologia. Insomma, siamo sicuri che Tik Tok sarà ancora a lungo argomento di scontro e dibattito.