Sui diritti umani l'Ue predica bene ma razzola male: il rapporto Hrw


AGI – Duro j’accuse all’Unione europea da parte di Human Rights Watch: nel suo rapporto annuale, l’organizzazione denuncia il supporto dato da Bruxelles anche nel 2021 a regimi che commettono abusi pur di tenere i migranti e i richiedenti asilo lontani dalle sue frontiere. Una linea, quella attuata da Bruxelles, che secondo l’Ong costituisce una prova tangibile dell’enorme distanza fra la retorica comunitaria sui diritti umani e la pratica.

Gli esempi più lampanti citati nel rapporto sono la militarizzazione e l’emergenza umanitaria al confine tra la Bielorussia e la Polonia, e i respingimenti in atto sulle altre frontiere esterne dell’Ue. “In più di un’occasione abbiamo visto che l’impegno dell’Unione europea sui diritti umani tende a vacillare quando il gioco si fa duro”, ha detto Benjamin Ward, vice direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rights Watch.

“In un momento in cui le persone soffrono e vedono i loro diritti minacciati dentro e fuori dal territorio comunitario, abbiamo bisogno di una Unione europea disposta a schierarsi in loro difesa”, ha auspicato.

Human Rights Watch ha ribadito che spetta ai leader democratici il compito di dimostrarsi all’altezza delle sfide nazionali e globali e di garantire che la democrazia mantenga le sue promesse. Nel 2021, nel contesto della pandemia di Covid, il bilancio su questo fronte viene valutato come deludente in quanto i governi democratici si sono maggiormente concentrati su questioni politiche a breve termine, non riuscendo ad affrontare le questioni più urgenti dell’emergenza climatica, della disuguaglianza, dell’ingiustizia razziale e della povertà.

I problemi più diffusi riguardano immigrazione e asilo, discriminazione e intolleranza, povertà e disuguaglianza, stato di diritto e politica estera comunitaria. Il rapporto ha evidenziato che gli Stati membri hanno fatto pochi passi avanti nello sviluppo di politiche migratorie basate sui diritti umani e nell’equa condivisione delle responsabilità sui migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati, mostrando segnali di intesa solo sulla chiusura e l’esternalizzazione delle frontiere a scapito dei diritti umani.

Ad esempio, pur avendo evacuato migliaia di cittadini afghani da Kabul nel mese di agosto, hanno offerto un numero di posti per il reinsediamento di rifugiati afghani inferiore al bisogno.

I Paesi Ue hanno continuato a collaborare con Paesi come la Libia, nonostante i gravi e dimostrati abusi contro i migranti e i rifugiati, mentre Frontex, l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere, respinge le accuse mosse nei suoi confronti e rifiuta di aprire le dovute indagini, ignorando le prove sempre più numerose degli abusi commessi ai confini dell’Ue.

Hrw ha ricordato che Croazia, Grecia, Cipro, Ungheria, Slovenia, Spagna, Lituania, Lettonia e Polonia hanno praticato dei respingimenti e che gli ultimi tre Paesi hanno anche modificato la propria legislazione per dare una copertura legale a queste pratiche illecite. La Danimarca ha adottato una legge che consente di trasportare i richiedenti asilo in un Paese terzo per l’esame delle loro richieste e ha creato un pericoloso precedente eliminando la “protezione temporanea” per le persone provenienti da Damasco e dalla regione circostante.

Le autorità francesi hanno sottoposto i migranti al confine con il Regno Unito a trattamenti degradanti, in una maldestra strategia politica per scoraggiare gli arrivi nel Nord del Paese. I gruppi che difendono i diritti dei migranti e dei rifugiati in Grecia, Italia e Cipro, fra gli altri, si sono dovuti confrontare con un ambiente ostile che talvolta è sfociato in azioni legali.

Inoltre, nel 2021 il rispetto dello stato di diritto è stato messo in discussione in diversi Paesi membri. La Polonia e l’Ungheria sono finite più volte sotto la lente di ingrandimento a causa degli attacchi mossi ai diritti delle persone Lgbtq, all’indipendenza della magistratura e alla libertà di stampa, ai diritti delle donne e a determinati gruppi della società civile, come i difensori dei diritti delle donne.

La situazione in entrambi i Paesi ha provocato reazioni forti da parte di alcune istituzioni europee, tra cui spiccano le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione. Ma se la retorica degli Stati membri è stata ferma nel condannare questi attacchi allo stato di diritto e alle istituzioni democratiche, Hrw ha fatto notare che sono mancate le azioni concrete previste dalla procedura dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, così come l’attivazione di sistemi per condizionare l’invio di fondi al rispetto dei principi dell’Ue.

D’altra parte le risposte di molti Stati al razzismo, alla violenza e alla discriminazione verso le donne, le minoranze etniche e religiose, le persone Lgbtq e con disabilità, si sono spesso rivelate inadeguate e, in qualche caso, hanno persino aggravato le violazioni dei diritti.

Source: agi