Storie di immigrazione “attraverso i tuoi occhi”: intervista ad Angela Caponnetto


Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


 

Si intitola “Attraverso i tuoi occhi” il libro scritto dalla giornalista di Rai News Angela Caponnetto, che racconta tramite una significativa esperienza personale, le tante storie e le mille sfaccettature che stanno dietro alla questione immigrazione. La redazione del “Quotidiano dei Contribuenti” l’ha raggiunta per un commento su questo complesso fenomeno, guardando al racconto contenuto nelle pagine del suo libro, alle recenti vicende di cronaca ed alle possibili soluzioni da attuare per governare e gestire i flussi migratori.

 

ATTRAVERSO I TUOI OCCHI

“Il titolo è questo perché, il giornalista, attraverso i suoi occhi e guardando quelli degli altri riesce a percepire delle cose che, al pubblico, non arrivano se non raccontate in un certo modo. Da quale esigenza nasce? Dopo tanti anni di servizi, reportage, incontri con queste persone e con le loro storie, ho voluto ricomporre i fili di questa matassa difficilissima che è il fenomeno migratorio, dandogli anche un senso storico. Ogni capitolo è la storia di una persona, non soltanto un migrante, ma anche un appartenente alle Forze dell’Ordine, un collega giornalista, un medico, un volontario. Insomma, tutti i soggetti che ruotano intorno a questo fenomeno. Mettendo insieme tutte queste storie si capisce cosa è successo, in questi anni, dal punto di vista dei fatti, della cronaca e delle misure che sono state prese per cercare di arginare un fenomeno che, tuttavia, continua a non fermarsi”.

“C’è stata un’esperienza, una storia più significativa di altre? Per me hanno lo stesso peso, anche perché incastrate tra di loro compongono un racconto unico. Però è ovvio che alcune storie mi sono rimaste più nel cuore, in particolare quelle dei bambini. Quelli che viaggiano da soli hanno un peso enorme, soprattutto nei giorni scorsi, quando, in Libia, è stato recuperato il corpo di una bambina di 5 mesi. Dal momento che, durante alcuni soccorsi, mi è capitato di tenere in braccio queste piccole anime indifese, dico sinceramente che loro mi sono rimasti più nel cuore”.

 

 

LA MAFIA NIGERIANA E LO SFRUTTAMENTO

“Ho incontrato tante donne nigeriane, sia a bordo delle navi che agli sbarchi, ed ho ovviamente cercato di incontrarle a terra, cosa molto più complicata. Sulle navi, infatti, possono essere avvicinate più facilmente. Ci sono tanti centri d’accoglienza, in particolare ho visitato quelli siciliani, dove il personale è molto capace, riesce a tirare fuori tutto il dolore che queste donne hanno dentro, ma anche a far venire fuori la loro resilienza. Alcune donne riescono a rinascere, ma sono poche. La situazione è gravissima, c’è un racket che è una ragnatela enorme, una rete transnazionale collegata alla criminalità italiana. É difficilissimo salvare le ragazze nigeriane da questo pantano, ma se si vuole si può. L’ultima operazione, Promise Land, dimostra che le Forze dell’Ordine stanno lavorando molto bene. Non è facile ma si può”

“Le soluzioni o le riforme nel meccanismo d’accoglienza per combattere ogni forma di sfruttamento? Bisogna assolutamente controllare, sul territorio, i movimenti di queste persone, controllare le bande criminali legate alla mafia locale, ma sopratutto controllare le partenze, perché tutto si inizia da lì. Ci vuole un forte lavoro di intelligence transnazionale, cosa che sta facendo l’Interpol. Serve, inoltre, un controllo a mare e ci sono delle operazioni che dovrebbero ripartire. L’accoglienza sul territorio va fatta in maniera controllata, i grandi centri d’accoglienza hanno dimostrato di aver fallito, perchè non si possono controllare centri come quello di Mineo, Castelnuovo di Porto, Isola Capo Rizzuto. La loro vastità rende difficile il monitoraggio da parte delle Forze dell’Ordine. Cosa che è più facile con dei piccoli centri, forse il ritorno all’accoglienza diffusa potrebbe essere utile. Fondamentale, infine, non lasciare queste persone sole per strada, abbandonate, perché diventano preda della criminalità organizzata”

La speculazione sull’accoglienza? Serve maggior controllo sui CAS, ovvero i Centri d’Accoglienza Straordinari. Purtroppo, in molte circostanze, le Prefetture, durante l’emergenza negli anni caldi dal 2016 al 2018, non sono state in grado di farlo. Alcuni di questi centri, nati magari dalla riconversione di alberghi, erano affidati a gente che speculava sui famosi 35 euro, la cifra giornaliera destinata ai costi di accoglienza, vitto e alloggio. Questo è stato dimostrato da molte inchieste, dunque ritengo che sarebbe opportuno controllare meglio a chi si affidano queste persone”

 

PIANO MARSHALL PER L’AFRICA?

“Può essere una soluzione? È un sogno che, credo, potrà essere realizzato soltanto se tutti i paesi, a livello internazionale, inizieranno a pensare all’Africa come un continente da sostenere e non da saccheggiare. Cosa che può essere utile anche per i paesi occidentali, per avere opportunità in loco senza lasciare che la gente muoia di fame. Andando in quelle terre, visitando i villaggi del Niger, del Senegal, del Gambia, si capisce perché la gente parte anche se non c’è nessuna guerra. Sono situazioni estreme, queste persone sono ridotte alla fame: non hanno né acqua, né luce, né gas. Le multinazionali straniere, però, riescono ad ottenere moltissimo da quei territori. Se utilizzassimo gli investimenti per incentivare e sostenere le popolazioni locali credo che nessuno di loro se ne vorrebbe andare”