Recovery Fund, il governo sforna la prima bozza: 557 progetti e tanti dubbi


Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Il governo guidato da Giuseppe Conte ha messo a punto la prima bozza dei progetti per il futuro dell’Italia da finanziare con il Recovery Fund, il fondo stanziato dall’Unione Europea per favorire la ripresa post pandemia negli stati membri.

Un documento corposo, quello stilato dall’esecutivo, che consta di ben 557 progetti, il cui costo supera la mastodontica cifra di 670 miliardi: molto più del triplo dei 209 miliardi (per altro lordi, in quanto a questi va sottratta la cifra immessa dal nostro paese nel bilancio comune europeo) ottenuti nei difficili negoziati di luglio. Logico, dunque, che si dovrà operare una significativa sforbiciata prima del 15 ottobre, data entro la quale i vari stati dovranno inviare i loro piani di spesa a Bruxelles.

Dentro questa prima bozza, come lasciano presagire i numeri che abbiamo elencato, c’è di tutto è di più: sanità, scuola, misure per il lavoro agile, pagamenti elettronici, detassazione del lavoro, Tav e, in puro stile italico, moltissime varie ed eventuali. Ciò che colpisce maggiormente, leggendo questo sintetico elenco, è certamente la Tav Torino – Lione, per la quale il Ministero dei Trasporti, guidato dalla piddina De Micheli, ha chiesto ben 1 miliardo. L’argomento della discordia, che lo scorso anno iniziò ad incrinare l’alleanza “giallo-verde” e che nei mesi scorsi ha causato profondi dissidi in quella “giallo-rossa”, torna dunque prepotentemente in auge…. Lecito, dunque, chiedersi quale sarà la reazione della componente pentastellata al governo e quale messaggio arriverà al consesso internazionale. Tra le spese proposte dal MIT spunta anche quella dal sapore “vintage”:  550 milioni per “ridurre sensibilmente i tempi di percorrenza tra Roma e Reggio Calabria”

L’unità d’intenti all’interno del Conte II sembra vacillare ancora, così come sorgono dubbi sull’esistenza di una coerente strategia di fondo per affrontare l’importante sfida chiamata Recovery Fund. Sensazione che si rafforza spulciando il resto dei progetti redatti da ministeri, società partecipate, agenzie pubbliche. Il Ministero degli Esteri e Luigi Di Maio, ad esempio, chiedono 13 milioni per “la creazione di un sistema domotico per la gestione coordinata di tutti gli impianti del palazzo” per “raggiungere la cosiddetta building automation e avere un edificio intelligente”, 300mila euro per “dotare di wifi – in aggiunta alle sale riunioni già cablate – circa 60 stanze assegnate ai vertici dell’amministrazione centrale” e, infine, 14 milioni per il “rifacimento della pavimentazione in marmo del piazzale esterno del palazzo della Farnesina, sede del Maeci, incorporando nella pavimentazione dei generatori piezoelettrici, in grado di trasformare l’energia cinetica dovuta al passaggio di persone e veicoli in energia elettrica”.

Dal Ministero della Difesa, invece, si richiedono 79,8 milioni da destinare alla caserme per incentivare la mobilità “ecologica… Il guardasigilli Alfonso Bonafede, poi, vorrebbe investire poco più di un miliardo e mezzo per il progetto Monitor (acronimo di Monitoraggio-innovazione-task force-organizzazione-ricerca «per la ripresa e la resilienza della giustizia), istituendo l’ennesima ed immancabile unità di crisi. Fabiana Dadone, Ministro della Pubblica Amministrazione, intende intervenire in questa caotica e mostruosa realtà con 500 milioni. Obiettivo della spesa? Mettere in atto un piano di “comunicazione e sentiment analysis” volto a misurare il grado di soddisfazione dei cittadini nei confronti degli uffici pubblici.

A fare la voce del leone è però il Ministero dello Sviluppo Economico, che ha messo nero su bianco progetti per oltre 120 miliardi, tra cui: 21,5 per la diffusione e la sicurezza del 5G nel nostro paese e oltre 20 per “investire” sull’idrogeno, con la creazione di aree strategiche in Sardegna e tra Bologna ed il Trentino Alto-Adige. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze punta ancora sulla “guerra al contante” e sul predominio dei pagamenti elettronici, più volte propagandato da Roberto Gualtieri, e chiede 10 miliardi per un’ “Italia cashless”. Spuntano poi, tra le pagine del documento, numerosi progetti a carattere locale: l’edificazione di un acquario “verde” nel porto di Taranto, il rifacimento degli istituti penitenziari di Roma, Torino e Benevento, la nuova diga per il porto di Genova. Non mancano, però, progetti avveniristici come quelli che, ad esempio, prevedono: la creazione di un Amazon italiana (2 mld) e la costellazione satellitare per l’osservazione della Terra (1,1 miliardi).

Da sottolineare, infine, i progetti di enti e strutture “extra ministeriali”, come ad esempio quella portata avanti dall’Avvocatura dello Stato, che intende realizzare un progetto di “giustizia predittiva”. Si tratterebbe, in estrema sintesi, di sfruttare l’intelligenza artificiale per la “predisposizione degli atti difensivi e pareri legali e per la predizione del possibile esito della causa sulla base dei risultati delle precedenti difese”. L’Anpal (Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro), dal canto, suo chiede 11,2 miliardi per il potenziamento dei centri dell’impiego (per far sì che diventino “attrattivi per tutte le categorie di lavoratori e non solo per le categorie di svantaggio”); e altri 4,2 per un poco chiaro progetto di “empowerment (ovvero rafforzamento, acquisizione di consapevolezza) femminile”.

Idee, progetti e cifre che lasciano spazio a tanti dubbi e che, per una evidente questione “numerica”, dovranno essere oggetto di una drastica riduzione. Tuttavia, sebbene alcune delle misure previste siano positive e rispondano alle esigenze del paese, la sensazione dopo la lettura di questa prima bozza è decisamente negativa. D’altra parte, la stessa fase di “progettazione”, come vi avevamo raccontato, era partita con il piede sbagliato. La strada intrapresa dal governo, che nella preliminare stesura del documento ha –  di fatto – escluso non solo le opposizioni, ma anche categorie produttive, contribuenti ed imprese, non sembra essere quella giusta.