Questa sera in TV 14 Febbraio Gli ambigui significati della maschera nel film di Kubrick


 Questa sera su Iris Tv alle 21,00 “Eyes wide shut”

Di Franco La Magna

Nessuna alluvione di trepide o tempestose storie d’amore oggi nei palinsesti cinematografici televisivi per un San Valentino singolarmente carnascialesco, ma deprivato della doppia festa, privo di intime cene romantiche o tramonti in riva al mare cheek to cheek, bagordi e mascheramenti scelti spesso per manifestare le proprie intime, segrete, pulsioni.  

L’ambiguo, misterioso e sfuggente significato della maschera (contemporaneamente espressione di inautenticità, ma altresì manifestazione di sé) appare anche nella nella tredicesima, ultima e chiacchieratissima opera di Stanley Kubrick, “Eyes wide shut” (1999, stasera su Iris TV alle 21,00), interpretatodall’allora coppia stellare Tom Cruise e Nicole Kidman, in cui oltre alla lunga sequenza dell’orgia mascherata l’oggetto maschera riappare sinistramente ad su un cuscino alla fine di un film, che indaga impietosamente sulla fragilità del comportamento etico e sulle pulsioni nascoste provocate dall’eros, come ad indicare l’alterità nascosta dentro ognuno di noi.

Non a caso Schnitzeir, autore del romanzo “Doppio sogno” da cui Kubrick ha tratto il film, fa svolgere tutta l’azione non nei giorni di Natale (come mostra l’opera cinematografica) in un’algida New York ricostruita in studio, ma proprio durante il Carnevale, con un chiaro rimando ai significati della festa, quindi al travestimento come alterità da sé, ma anche al sovvertimento dell’ordine sociale e delle regole morali.

Bill, il protagonista, infatti, che si è recato ad un party con la moglie dopo aver salvato la vita ad una giovane donna drogata, apprenderà tornato a casa la rivelazione di un tradimento mentale della moglie, soltanto il sogno d’un tradimento, sicché successivamente, per una sorta di vendetta, assisterà (poi scoperto, smascherato, ma miracolosamente e misteriosamente salvato da una donna) ad un rito orgiastico notturno e segreto, proprio come avveniva durante i “Saturnali” romani (o altri riti ancestrali), rievocazione del mitico regno di Saturno fatto di orge e di piaceri.

Avvolta in un alone di mistero, in un’atmosfera sognante, insinuante ed elusiva, la breve ed intensissima discesa agli inferi dei protagonisti deprivati d’identità, finisce per attenuarsi in un tentativo di superamento dei limiti della morale compiuto solo a metà con gli “occhi spalancati chiusi” (secondo le letterale traduzione del titolo), per giungere infine ad una pacificazione che tuttavia non cancella dall’animo le tracce profonde dell’inquietudine.