Per l'industria metalmeccanica è in atto una crisi senza precedenti


AGI – L’industria metalmeccanica e’ “dentro una crisi senza precedenti”: i dati dei primi otto mesi del 2020 sono “drammatici” e l’incertezza causata dalla pandemia non lascia presagire nulla di buono.

Così il vice presidente e il direttore generale di Federmeccanica, Fabio Astori e Stefano Franchi, hanno commentato la 155esima Indagine congiunturale sul settore.

La produzione metalmeccanica è crollata tra gennaio e agosto, del 19,8%. In estate il calo è stato contenuto (-8% a luglio e -1,1% ad agosto, contro -55% di aprile) e se anche il risultato del terzo trimestre sarà “in significativa attenuazione” (rispetto a -31,4% del secondo trimestre), la previsione per l’anno è di -15%.

I cali degli otto mesi sono diffusi a quasi tutte le attivita’ con perdite del 20,4% per i Prodotti in metallo, del 19,1% per le Macchine ed apparecchi meccanici e del 34,7% per gli Autoveicoli e rimorchi.

Il risultato del terzo trimestre sarà “strettamente collegato all’evoluzione della pandemia“: quel che è certo – afferma Federmeccanica – è che non si arriverà a livelli analoghi al trimestre dell’anno scorso. 

Secondo Franchi, “il 2020 si chiuderà malissimo, come mai si era visto prima: domina l’incertezza e questo è un fardello sulle nostre spalle. Finché la nube dell’incertezza non si sarà diradata e’ difficile che potrà esserci un’inversione di tendenza”. 

Le imprese metalmeccaniche vivono di export e proprio l’export ha permesso di reggere alle crisi del 2008 e del 2012. Ora la situazione appare più preoccupante: nei primi 7 mesi i valori del fatturato esportato si sono ridotti del 16,7%.

Questa estate le imprese vedevano “una situazione negativa ma in parziale miglioramento: ora – spiega la federazione aderente a Confindustria – bisognerà vedere l’evoluzione della pandemia: “Tutto dipenderà da cosa succederà nei prossimi giorni”.

Secondo l’indagine, il 39% delle imprese considera negativo il portafoglio ordini; il 27% prevede una contrazione dei volumi di produzione; il 14% dichiara una situazione di liquidità cattiva o pessima; il 19% si attende un ridimensionamento dei livelli occupazionali.

L’occupazione tra gennaio e luglio (stante il divieto di licenziamento imposto per decreto) ha segnato una flessione dell’1,4%, derivato dal non reintegro del turn over e dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato. Le attese sono pero’ “fortemente negative”.  Le ore totali di cassa integrazione sono arrivate tra gennaio e luglio a 665 milioni con una variazione rispetto al 2019 del +718%.

Secondo Franchi, “il lavoro si protegge non con il blocco dei licenziamenti”: l’obiettivo deve essere piuttosto quello di “creare lavoro e alimentare la domanda, chi ha le leve per farlo lo deve fare. Bisogna creare opportunità di lavoro, lavoro di qualità”.

Il direttore generale ha inviato un messaggio ai sindacati, che hanno proclamato lo stato di agitazione e due giorni di sciopero dopo l’interruzione della trattativa sul rinnovo del contratto:  Federmeccanica è disposta “in ogni momento a riaprire il confronto in un clima che sia positivo e costruttivo, se il sindacato abbandonerà il conflitto per riprendere il dialogo“.

“Federmeccanica crede nell’importanza del contratto collettivo nazionale – ha detto Franchi – che deve essere punto di riferimento per tutti, ma deve essere calato nella realtà”, una realtà che è ora “drammatica”. “Tutte le imprese metalmeccaniche subiranno una perdita nel 2020. L’impegno di tutti – ha sottolineato – deve quindi essere quello di minimizzare i danni. Questa e’ la realtà con cui oggi tutti si devono confrontare e nella quale tutto deve essere calato, compreso il contratto collettivo nazionale”.

Infine, rispetto all’emergenza sanitaria, Federmeccanica ha calcolato che le imprese metalmeccaniche spendono per la sicurezza dei lavoratori e dei luoghi di lavoro 50,8 euro al mese per ogni lavoratore (per le mascherine, la sanificazione dei locali, i disinfettanti etc). Le spese una tantum (per esempio barriere di protezione in plexiglas, per il distanziamento, per il materiale per le mense etc) ammontano a 66,4 euro.

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Fonte: economia agi