Nuova rete ospedaliera: soddisferà le esigenze dei contribuenti siciliani?


di Livio Mario Cortese

Il nuovo piano sanitario proposto dall’assessore Razza: un’occasione per riflettere su carenze e possibilità della sanità siciliana. Ne parlano l’avv. Alessandro Palermo e il dott. Clemente Giuffrida.

Il nuovo piano sanitario regionale, proposto dall’assessore Ruggero Razza, non manca di sollevare più di un interrogativo sulla ridistribuzione delle strutture ospedaliere: ciò, in un quadro generale che già presenta difficoltà notevoli nella gestione delle emergenze. Intanto, sia luogo comune o dato oggettivo, resta diffusa l’idea d’una sanità locale insufficiente e di un mitizzato nord Italia, nei quali ospedali moltissimi si rifugiano quando la salute è minacciata seriamente. All’avvocato Alessandro Palermo, responsabile per la sanità di Confedercontribuenti, abbiamo chiesto un parere sulla situazione attuale; quindi abbiamo raccolto l’analoga opinione di Clemente Giuffrida, primario del Pronto Soccorso dell’ Ospedale Piemonte di Messina. “La linea di Confedercontribuenti punta a fornire ai contribuenti i migliori servizi possibili: perciò crediamo utile favorire le strutture di eccellenza già esistenti, creando nelle periferie presidi di primo soccorso”, spiega Palermo. “Se poi la Regione investisse maggiormente sulla sanità, otterrebbe un certo risparmio economico e maggior controllo sul proprio sistema sanitario”. Esistono strutture nuove ma, si dice talvolta, il personale resta talvolta lo stesso: questo, uno dei motivi di sfiducia verso la sanità siciliana. “Ritengo che il personale, in genere di ottima qualità, subisca il problema del blocco delle assunzioni”, nota l’avvocato: “da tempo i concorsi pubblici sono chiusi e il numero dei medici è insufficiente”.

Tutto concorre a generare un quadro di disagio e tensione, tanto dalla parte dei medici quanto tra i pazienti: dai turni che divengono insopportabili fino alle aggressioni dei medici d’urgenza. Scarse, al riguardo, le soluzioni adottate finora: “La Prefettura ha disposto che bambini e anziani non entrino accompagnati in ambulatorio, ma credo non abbia molto senso. Più utile sarebbe, come deterrente, ripristinare i posti di polizia agli ingressi; il medico che redige una cartella clinica ha funzione di pubblico ufficiale e va tutelato”. Sarà utile, dunque, il piano regionale? “Credo di si, il problema sarà razionalizzare la spesa pubblica. Alcuni direttori generali cambieranno, tutti dovranno essere iscritti ad uno specifico albo regionale; sembra pure che in quest’occasione si siano preferite le competenze, mettendo da parte i favoritismi”.

Intanto, a livello nazionale, il Ministro della Salute Giulia Grillo ha proposto un inasprimento delle pene per chi aggredisca del personale sanitario. Appare critico verso il piano regionale il dott. Giuffrida,  già dirigente della Società Italiana Medici di Emergenza e Urgenza. “E’ un piano troppo ridondante: troppi ospedali non hanno necessità di esistere; e penso con ansia a cosa può succedere quando un pronto soccorso non ha altre unità attorno: una tale struttura deve funzionare in accordo con altre, come la rianimazione”. Non è scontato -in Sicilia- che ad un pronto soccorso possa mancare l’unità di rianimazione. “Dovremmo migliorare quel che c’è già: meglio sarebbe spostare il personale in ospedali più grandi”, asserisce il primario, guardando alle soluzioni adottate in altre parti della penisola: “A Bologna esistono solo due ospedali e il 118 funziona benissimo: si raggiungono in pochi minuti. In Sicilia ci sono 65 posti di pronto soccorso, decisamente meno in Lombardia [su una superficie di poco inferiore, ma col doppio della popolazione, ndr] ma il funzionamento è nettamente migliore, perché le risorse sono centralizzate”.

Tra gli esempi isolani di gestione poco oculata delle risorse, quello degli ospedali di Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo: “Due ospedali a 6 km di distanza su una strada lineare, uno congestionato e l’altro semivuoto”. Ma situazioni analoghe si riscontrano in tutte le provincie. Un problema che si rifletterebbe anche nella questione dei concorsi: “Fin dal 2012, a partire dall’assessorato di Lucia Borsellino, la rete ospedaliera è stata bocciata perché non compatibile dal punto di vista finanziario. Ciò impedisce anche i concorsi stessi: dei quali però forse non ci sarebbe bisogno se il personale fosse ridistribuito accortamente”.