Monte Paschi resti pubblica, stop regalarla ai “francesi” di Unicredit.


Da redazione

Il Tesoro accelera sul dossier Mps e mette in cantiere un maxi-aumento di capitale da 2-2,5 miliardi di euro propedeutico al passaggio della banca senese nelle mani di Unicredit. La ricapitalizzazione, come riportato ieri dall’Ansa, sarebbe totalmente a carico dello Stato.Il Tesoro prova a stringere, con una scellerata operazione la privatizzazione di Monte Paschi di Siena. Il Ministero dell’Economia, vuole regalare ai “francesi” di Unicredit la banca costata miliardi di euro agli italiani, prevedendo oltre sei mila esuberi e un grave danno per l’occupazione e per il sistema previdenziale italiano. Il dossier MPS è sulla scrivania di Mustier insieme almeno ad altri due: quello di Banco BPM, l’altro istituto italiano al centro del risiko, e quello di Societè generale, la banca francese che Unicredit corteggia da qualche anno e alla quale ancora nei mesi scorsi ha rivolto qualche avance. In generale piazza Gae Aulenti appare timida nell’approcciare un’operazione di m&a su suolo italiano. Non solo perché la strategia di Mustier è stata finora fortemente orientata verso la costruzione di un gruppo paneuropeo attraverso un merger cross-border, ma anche perché oggi ci sono almeno quattro ostacoli da smarcare prima di arrivare a un matrimonio. Una operazione agli interessi nazionali italiani. E cosi si spiega presto la recente cooptazione dell’ex ministro dell’economia Pier Carlo Padoan “facilitatore” dell’operazione con Siena. Era stato proprio Padoan nel 2017 a curare personalmente le trattative con Bruxelles e con Francoforte per nazionalizzare il Monte con una ricapitalizzazione precauzionale. Messo li dalle lobby che vogliono l’operazione a carico dei cittadini italiani.  Ma Padoan e’ assolutamente incompatibile denuncia il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro. Il francese amministratore delegato di Unicredit intanto ricatta il nostro Governo dicendo che accetterà di prendersi MPS se le condizioni che il Tesoro metterà sul tavolo saranno simili a quelle fatte a Intesasanpaolo con le due banche venete e dunque con costi ingenti per lo stato. Il ceo di Unicredit Vuole una cifra superiore ai 5 miliardi (almeno la metà solo per coprire il contenzioso legale) che andrebbero ad aggiungersi ai 6,9 miliardi investiti nel salvataggio del 2017. Uno scandalo che noi italiani non possiamo permettere. E cosa ancora piu’ grave e che Unicredit vuole scorporare le attività straniere da quelle estere, nei fatti per guardare altrove e lasciare il nostro Paese come core-business, regionalizzando la banca e non dando futuro e impegno verso le imprese italiane. grave gravissimo denuncia il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, che chiede uno scatto di serietà e orgoglio al Parlamento per difendere un sistema che se diventa sempre piu’ straniero vesserà gli italiani e le imprese.