MOMENTO HAMILTON IN EUROPA


Di Francesco Giavazzi

Prospettive Occorre abbandonare l’idea che il debito sia solo un onere trasmesso alle generazioni future. Conta di più ridurre il rapporto con il Pil
Alla fine della guerra di indipendenza dalla Gran Bretagna, nel 1783, le 13 ex-colonie di Londra in America avevano debiti consistenti e diversi da Stato a Stato. I più indebitati erano gli Stati che avevano sopportato gran parte dei costi della guerra di indipendenza, ad esempio il Massachusetts. Al sud, invece, il debito era basso e alcuni Stati, come la Virginia, lo avevano estinto del tutto. Le discussioni su come ripartire il debito nel nuovo Stato federale erano accese. Alla fine, Alexander Hamilton, il primo segretario del Tesoro americano, propose il compromesso che risolse il problema. Nel 1790 il Tesoro cominciò a emettere i primi titoli federali e a usare il ricavato per acquistare dai cittadini, alla pari, i vecchi titoli emessi in precedenza dai 13 Stati. Il debito acquistato era per lo più quello emesso dai nordisti, che quindi ne traevano il maggior guadagno, ma i sudisti non si opposero, compensati dalla decisione di spostare la capitale federale da New York (dove il governo si era installato temporaneamente dopo aver abbandonato Filadelfia) ad una cittadina del sud: Washington.
La creazione di un debito federale, garantito da un governo federale, consentì, con il passare degli anni, di consolidare i confini dei nuovi Stati Uniti d’america, soprattutto quello con il Messico, e di difendere alcuni interessi importanti, come le spedizioni mercantili che durante la rivoluzione del 1789 venivano regolarmente saccheggiate dai corsari francesi.
La lezione americana è che un debito pubblico comune non solo consente di creare uno Stato forte: nessuna delle vecchie ex-colonie lo sarebbe stata da sola. Aiuta anche a trasformare un’entità politica in uno Stato, obbligando i nuovi cittadini a comporre interessi talora contrapposti.
Il progetto di Putin di far rinascere una Grande Russia autocratica, che includa un’ucraina sottomessa e un giorno i Paesi baltici, e il disegno di Xi di imporre l’egemonia della Cina nella tecnologia, richiedono un’europa forte. L’alternativa è lasciare in eredità ai nostri figli una provincia irrilevante e sottomessa. Il mondo è diventato per l’europa un luogo insicuro: vent’anni fa Robert Kagan, uno storico e politologo statunitense, nel libro «Paradiso e potere: America ed Europa nel nuovo ordine mondiale (Mondadori 2003)», scritto dopo l’attacco alle Torri Gemelle e l’intervento americano in Iraq, invitava gli europei a guardare in faccia la realtà: «Prima se ne rendono conto più probabile è che si salvino».
Oggi il punto di partenza, come due secoli fa negli Stati Uniti, è un debito comune, senza il quale, ad esempio, oggi non sarebbe possibile difendere l’indipendenza dell’ucraina, nè finanziare la sua ricostruzione; e neppure costruire un sistema di difesa che ci renda indipendenti, per quanto possibile, se l’america ritornasse all’isolazionismo; nè finanziare l’acquisizione delle materie prime necessarie per costruire batterie per motori elettrici, o la ricerca sulla fusione nucleare, o la riqualificazione dei lavoratori, la vera sfida della transizione verde.
Occorre abbandonare l’idea che il debito sia solo un onere trasmesso alle generazioni future. Se indebitarsi oggi per investire, consentirà ai nostri nipoti di vivere in un continente libero, e che cresce perché collocato sulla frontiera della tecnologia, ripagare il debito sarà un onere minore. Anche perché il debito pubblico non deve necessariamente essere «ripagato»: l’importante è ridurre il rapporto fra il debito e il Pil, e questo dipende dalla crescita. Alla scadenza il debito pubblico può sempre essere rimborsato ri-emettendo altri titoli. Così è stato ad esempio negli anni Sessanta, quando i debiti contratti per combattere la Seconda Guerra Mondiale svanirono in meno di un decennio.
Un modo per iniziare a creare una quantità rilevante di debito comune è liberare la Bce dai titoli che la banca ha acquistato quando (fra il 2014 e il 2022) questi acquisti erano necessari per evitare che l’inflazione diventasse negativa. Si potrebbe cominciare costruendo un’agenzia europea del debito e spostandovi i titoli oggi posseduti dalla Bce, lasciando ovviamente in capo ai singoli Paesi l’onere di pagarne gli interessi. Un onere che è anche l’impegno verso un’unione sempre più forte.

Fonte: Corriere