Ministeri, i “tagli” della manovra sono soprattutto rinvii: il conto passa agli anni successivi


Le riduzioni per 4,7 miliardi nel triennio 2027-2029 comprendono risorse riprogrammate al 2030-2032. Presentarle come una riduzione strutturale degli sprechi è fuorviante.

La cronaca

Spendere meno nei prossimi tre anni non significa necessariamente eliminare una spesa. È questa la distinzione centrale negli interventi sui ministeri previsti dal disegno di legge di Bilancio per il 2027.

Le disposizioni considerate prevedono circa 4,7 miliardi di riduzioni nel periodo 2027-2029, accompagnate da incrementi nel triennio successivo. Una parte consistente dell’operazione consiste quindi nello spostamento temporale dei finanziamenti.

Un esempio riguarda il soccorso civile: oltre 1,2 miliardi destinati agli interventi per pubbliche calamità vengono sottratti al primo triennio e riproposti, con gli stessi importi, tre anni dopo.

Secondo l’analisi di Pagella Politica, inoltre, occorre separare questi rinvii dalle riduzioni effettive e distinguere, tra queste ultime, quelle nuove da quelle già stabilite in precedenza. Il valore dei nuovi tagli ai ministeri viene così ricondotto a circa 406 milioni nel triennio, cui si aggiungono 180 milioni per la Presidenza del Consiglio. Si tratta di una ricostruzione dell’analisi citata, riferita al testo della proposta di bilancio.

Il commento

Il problema è la distanza tra il significato contabile e il messaggio politico. Un rinvio può alleggerire gli stanziamenti di un periodo, ma non dimostra che un’amministrazione sia diventata più efficiente o che sia stato eliminato uno spreco.

Riprogrammare una spesa può essere ragionevole quando un intervento non è ancora realizzabile. Deve però essere spiegato: quali progetti slittano, perché, con quali conseguenze e sulla base di quali tempi di attuazione.

Per cittadini e imprese, un finanziamento rinviato può significare attendere più a lungo un’opera, un servizio o un intervento necessario. Il beneficio immediato per i conti deve essere valutato insieme a questo possibile costo.

La critica al governo riguarda dunque la trasparenza: presentare insieme rinvii, riduzioni ereditate e nuovi risparmi impedisce di capire la portata reale delle scelte. Una revisione seria della spesa richiede obiettivi verificabili e informazioni sugli effetti prodotti.

Il Parlamento dovrebbe pretendere un quadro leggibile delle risorse cancellate e di quelle soltanto spostate. È su questa distinzione che si può giudicare se la manovra affronti i problemi della spesa pubblica oppure ne trasferisca una parte agli anni successivi.