Marta Novello, l’amarezza dopo il ritorno dell’imputato: «Ora è di nuovo nel mio paese»


«Continuo la mia vita, ma sono amareggiata». Marta Novello prova a guardare avanti, ma il ritorno a Mogliano Veneto del giovane che la aggredì nel 2021 riporta la paura nella sua quotidianità. Dopo essere stato espulso dal Regno Unito, il ventenne è tornato a vivere nella zona, a poca distanza dalla casa dei genitori di Marta.

Il 22 marzo 2021, quando aveva 15 anni, il giovane colpì Novello con 23 coltellate mentre lei faceva jogging. La donna sopravvisse e affrontò un lungo percorso di cure e riabilitazione. La vicenda giudiziaria, però, non si è conclusa: il 13 novembre è prevista una nuova udienza davanti alla Corte d’Appello di Venezia.

Va precisato che l’uomo non ha una condanna definitiva. È stato condannato in primo grado e poi in appello a cinque anni, ma la Cassazione ha annullato per due volte la sentenza, disponendo nuovi giudizi. Al centro del procedimento resta anche la valutazione della sua maturità e imputabilità al momento dei fatti. La presunzione di non colpevolezza resta valida fino a una decisione definitiva.

Il ritorno dell’imputato vicino ai luoghi dell’aggressione solleva una questione concreta: come garantire a Marta e alla sua famiglia sicurezza e serenità mentre il processo è ancora aperto? Il presidente della Regione Veneto ha espresso vicinanza alla giovane e ha chiesto che siano tutelate entrambe. Le dichiarazioni di solidarietà, però, devono accompagnarsi a misure adeguate e a informazioni chiare sulle tutele disponibili.

Una donna che ha già affrontato conseguenze fisiche e psicologiche gravissime non dovrebbe essere lasciata sola a gestire l’angoscia di un ritorno inatteso. E una vicenda processuale così lunga, segnata da annullamenti e nuovi passaggi, richiede risposte tempestive: nel rispetto dei diritti dell’imputato, ma anche della sicurezza e della dignità della persona aggredita.