Macklemore lancia il tour “Free Palestine”: tre concerti europei e incassi devoluti alla causa palestinese


Dopo le polemiche seguite alle sue dichiarazioni sul palco e alla rottura con il tour di Ed Sheeran, il rapper annuncia date a Dublino, Parigi e Londra. Prevista anche una donazione personale da un milione di dollari. La controversia coinvolge Pink e riaccende il dibattito tra musica, Gaza e libertà di espressione

25 settembre 2026 – Macklemore rilancia il proprio impegno pubblico a sostegno dei palestinesi annunciando “Free Palestine”, una serie di tre concerti europei i cui ricavi, secondo quanto comunicato, saranno destinati a organizzazioni impegnate nell’assistenza alla popolazione palestinese.

Il rapper statunitense ha inoltre annunciato una donazione personale di un milione di dollari.

L’iniziativa arriva dopo settimane di forti polemiche legate alle posizioni espresse dall’artista sulla guerra a Gaza e alla sua esclusione dalle successive tappe americane del tour di Ed Sheeran.

Tre concerti tra Dublino, Parigi e Londra

Il mini-tour partirà il 26 ottobre dalla 3Arena di Dublino. La seconda data è prevista il 29 ottobre all’Accor Arena di Parigi, mentre la conclusione sarà il 30 ottobre alla OVO Arena Wembley di Londra.

La prevendita è annunciata per le ore 10 del 28 settembre, mentre la vendita generale dovrebbe partire il 30 settembre.

Macklemore non dovrebbe essere solo: sul palco sono attesi altri artisti, trasformando le tre serate in eventi musicali a sostegno della causa palestinese.

L’obiettivo dichiarato va oltre il concerto: utilizzare la capacità di mobilitazione della musica per raccogliere fondi e mantenere alta l’attenzione sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.

La frattura con Ed Sheeran

Al centro della controversia c’è quanto accaduto dopo il concerto del 4 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey, durante il quale Macklemore aveva eseguito alcuni brani e pronunciato un intervento a sostegno dei palestinesi.

Successivamente l’artista non ha partecipato alle altre date americane previste con Sheeran.

Macklemore ha collegato la decisione anche alle pressioni provenienti da Robert Kraft, proprietario del Gillette Stadium di Foxborough. Kraft aveva criticato precedenti dichiarazioni del rapper, giudicandole antisemite, e si era opposto alla sua presenza nello stadio.

La vicenda ha così superato rapidamente i confini della musica, trasformandosi in uno scontro sulla distinzione tra sostegno alla causa palestinese, critica alle politiche israeliane e antisemitismo.

Le polemiche arrivano fino a Pink

La controversia ha coinvolto anche Pink, finita al centro delle critiche per la posizione assunta nei confronti delle dichiarazioni di Macklemore.

Tra le contestazioni più forti, l’attore Javier Bardem e il gruppo Swifties Against Genocide avrebbero chiesto che venisse revocato alla cantante il ruolo di ambasciatrice dell’UNICEF.

Una petizione avrebbe superato le 192 mila firme.

Pink ha respinto l’interpretazione secondo cui avrebbe cercato di ottenere l’esclusione professionale di altri artisti, sostenendo di non aver mai chiesto che colleghi fossero rimossi da concerti o altre iniziative e rivendicando il diritto di esprimere la propria posizione personale.

Anche Sheeran interviene su Gaza

Le polemiche hanno investito inevitabilmente anche Ed Sheeran.

Durante il concerto di Filadelfia del 19 settembre, il cantante britannico ha affrontato pubblicamente la questione. Dopo aver ricordato la propria condanna degli attacchi del 7 ottobre, ha descritto come ingiustificabile la catastrofe umanitaria a Gaza.

Una posizione con la quale Sheeran ha cercato di distinguere la condanna dell’attacco di Hamas dalla valutazione delle conseguenze della guerra sulla popolazione civile palestinese.

Nel frattempo la vicenda ha prodotto conseguenze anche sul piano commerciale e reputazionale. La procuratrice generale del Massachusetts Andrea Joy Campbell ha comunicato che Ticketmaster avrebbe consentito i rimborsi per gli spettacoli interessati, mentre sui social Sheeran avrebbe registrato una consistente perdita di follower.

Musica e politica, uno scontro sempre più aperto

Il caso Macklemore mostra ancora una volta quanto la guerra di Gaza abbia attraversato anche il mondo della cultura e dello spettacolo.

Artisti, festival, case discografiche e organizzatori sono sempre più spesso chiamati a confrontarsi con prese di posizione pubbliche, campagne di boicottaggio, accuse di censura e contestazioni legate sia all’antisemitismo sia alla tutela dei diritti dei palestinesi.

Macklemore ha scelto di rispondere alle polemiche trasformando la propria posizione in un’iniziativa concreta di raccolta fondi.

Con “Free Palestine”, il rapper porta quindi direttamente sui palchi europei una battaglia che ormai considera parte integrante della propria attività pubblica: tre concerti, l’intero ricavato annunciato in beneficenza e un milione di dollari di donazione personale.

Una scelta destinata a mantenere aperto il confronto su uno dei temi più divisivi che attraversano oggi l’industria musicale internazionale.