La prima farmacista a Roma che parla la lingua dei segni


Tantissimi i pazienti sordi chiedono non solo i medicinali ma le spiegazioni su come e perché prenderli

AGI – Con un palmo che si apre e chiude possiamo dire ‘Ciao’. E basta poggiare una mano sul capo per chiedere ‘hai mal di testa?’. È la lingua dei segni, che tra un anno avrà a Roma la prima farmacista diplomata Lis del Lazio.

“È una lingua affascinante, perché abbraccia un mondo completamente nuovo per gran parte delle persone, e allo stesso tempo difficilissima. Però si tratta di una difficoltà che mi piace affrontare ogni giorno di più” spiega Letizia Ranieri, che sta completando il terzo e ultimo anno di studi ma già da due spiega medicinali e posologia ai pazienti sordi nella farmacia in cui lavora, in zona viale Libia.

“Sono tantissimi i pazienti sordi che vengono a chiedere non solo i medicinali, ma le spiegazioni su come e perché prenderli. Spesso vengono in farmacia oppure mi fanno delle videochiamate per chiedermi per quale motivo il dottore abbia assegnato loro un determinato farmaco. Questo deriva dal fatto che i medici spesso non parlano con loro se non via mail o WhatsApp, quindi il sordo viene in farmacia perché ha bisogno concreto di spiegazioni sulla posologia o i principi attivi.

I sordi si affidano al farmacista perché è l’unica figura che vedono e, nel mio caso, questo rapporto è ancora più accentuato perché riesco a parlare con loro. Per questo ho proposto di fare dei video per la comunità sorda, con le notizie e gli aggiornamenti sui farmaci più importanti, perché negli spot televisivi non ci sono i sottotitoli e chi non sente, quindi, viene escluso da queste informazioni. I pazienti sordi spesso sono spaesati”.

Nonostante in Italia ci siano oltre 44mila sordi, infatti, questo tipo di disabilità non incontra ancora un supporto nel mondo sanitario.

“E’ una disabilità invisibile perché ad occhio nudo non la vedi, se guardi una persona sorda non sai che non sente. Ma la realtà attuale dovrebbe cambiare. La figura del farmacista è importante, anche dal punto di vista umano, perché spesso è visto come un tramite tra medico e paziente. Sarebbe utile, quindi, che si sostenessero corsi Lis per i farmacisti. Così come i medici dovrebbero poter essere affiancati da una figura che sia preparata anche su questa disabilità. Ci vorrebbero più figure sanitarie specializzate in questo senso, per garantire l’accessibilità del farmaco”.

Un’idea che trova accoglienza positiva nella Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Assolutamente sì, sono favorevolissimo a qualsiasi iniziativa possa dare risposte in questo senso – è il commento all’AGI di Andrea Mandelli, presidente della Fofi -. Chi ha idee e progetti può bussare alla porta della Fofi e troverà massima disponibilità. Abbiamo 800 anni di storia e siamo da sempre dalla parte dei pazienti”.

E di chi stia dalla loro parte la comunità sorda ne sente veramente il bisogno. “Spesso si sentono emarginati dal mondo degli udenti. Ma i sordi parlano e capiscono. Non sono persone nell’ombra” riflette Letizia, che si è avvicinata allo studio della lingua dei segni quasi per caso.

“Non l’ho mai cercata, è come se lei avesse cercato me – racconta – Già all’università avevo avuto modo di parlare e di informarmi con dei ragazzi che segnavano in ateneo, ma poi la cosa è rimasta lì. Dopo la laurea, nel mio primo giorno di lavoro in farmacia, è entrato un paziente sordo con un foglio e  una penna e ha iniziato a scrivere.

Non lo dimenticherò mai. Lì mi sono detta che dovevo imparare a parlare con loro. Ho chiesto a questa persona informazioni, ho iniziato facendomi spiegare da lui i segni più semplici – ricorda ancora – alfabeto, numeri, la famiglia, i lavori, i mestieri. Poi ho iniziato la scuola della lingua dei segni. Oggi Renzo è un mio amico. Abbiamo sempre più pazienti sordi in farmacia, che mi riempiono di calore. Anche molti clienti udenti sono rimasti incuriositi e spesso si avvicinano per chiedere informazioni, ad esempio su come si pronunciano alcuni termini”. Già, perché chiedere un antibiotico o il nome di un medicinale nella lingua dei segni non è come farlo per via orale. “Ci sono i segni accompagnati alla dattilologia, ossia dall’alfabeto segnato specifico per i sordi”.

“C’è una frase nella quale credo particolarmente – conclude – ‘Il movimento dà vita al segno’. Ed è proprio così. Anche a noi, nel nostro piccolo, capita di gesticolare. Ma per un sordo il segno non è qualcosa che capita. È proprio la lingua stessa”