LA DOMENICA DELL’ECONOMIA Tassi, petrolio e Manovra: l’autunno difficile dell’economia italiana


Famiglie e imprese strette fra costo del denaro ed energia. Il Governo prepara la legge di Bilancio, mentre Giorgetti ipotizza una tassazione agevolata sugli aumenti salariali dei giovani. Per le PMI la vera priorità resta tornare a crescere.
Domenica 13 settembre 2026
L’economia italiana entra nell’autunno con tre grandi questioni sul tavolo: tassi d’interesse, caro energia e prossima legge di Bilancio.
Tre dossier apparentemente distinti che, in realtà, finiscono tutti nello stesso posto: nei bilanci delle famiglie e nei conti delle imprese.
La decisione della BCE di aumentare di 25 punti base i tassi ha riportato il costo del denaro al centro del dibattito economico. Il tasso sui depositi sale al 2,50%, mentre quello sulle operazioni di rifinanziamento principali raggiunge il 2,65%.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto oggi il problema: tassi più elevati significano maggiori oneri per famiglie, imprese e per lo stesso Stato, rendendo ancora più importante mantenere sotto controllo il debito pubblico e conservare la fiducia dei mercati.
Il petrolio torna a fare paura
Il secondo fronte arriva dall’energia.
Il Brent ha chiuso venerdì a 104,61 dollari al barile, dopo una settimana di rialzi superiori all’8%. Le tensioni in Medio Oriente e i problemi alle rotte di approvvigionamento stanno tornando a trasformare petrolio, diesel e trasporti in una delle principali variabili dell’economia mondiale.
L’International Energy Agency ha inoltre avvertito che le difficoltà dell’offerta petrolifera globale potrebbero essere più profonde di quanto precedentemente previsto.
Per l’Italia è un campanello d’allarme particolarmente serio.
Un petrolio stabilmente sopra i cento dollari significa maggiori costi di trasporto, produzione e logistica. E quando l’energia entra nei costi delle imprese, prima o poi una parte di quegli aumenti raggiunge i prezzi pagati dai consumatori.
Si rischia così il circuito più pericoloso: energia più cara, inflazione più resistente, tassi più elevati e minori investimenti.
La Manovra entra nel vivo
È in questo scenario che comincia la battaglia politica sulla prossima legge di Bilancio.
Tra le ipotesi discusse nella maggioranza figurano interventi sull’Irpef, tredicesime, flat tax incrementale e sostegni contro il caro energia.
Oggi Giorgetti ha aggiunto un’ipotesi interessante: applicare una tassazione fortemente agevolata agli aumenti salariali riconosciuti dalle aziende ai giovani lavoratori. Il ministro ha parlato dell’idea di una flat tax del 5%, precisando però che si tratta ancora di una proposta da discutere all’interno della maggioranza e che sarebbe necessaria la collaborazione delle imprese.
È un tema che merita attenzione.
L’Italia deve affrontare contemporaneamente salari insufficienti, difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato e fuga di molti giovani verso territori e Paesi capaci di offrire retribuzioni e opportunità migliori.
Ma gli incentivi fiscali, da soli, non possono risolvere il problema.
La questione delle PMI
La prossima Manovra dovrebbe avere il coraggio di partire da una domanda molto semplice: quanto costa oggi produrre e creare un posto di lavoro in Italia?
Per una piccola impresa pesano energia, credito, contributi, fisco, burocrazia e tempi amministrativi.
Se aumenta il costo del denaro e contemporaneamente aumenta quello dell’energia, le aziende più piccole rischiano di rinviare gli investimenti proprio quando avrebbero bisogno di innovare.
La risposta non può quindi essere una nuova stagione di bonus distribuiti senza una strategia.
Servono credito accessibile, investimenti, riduzione strutturale del costo del lavoro, semplificazione fiscale e amministrativa, sostegno all’innovazione e politiche energetiche capaci di ridurre la vulnerabilità italiana agli shock internazionali.
Confedercontribuenti – Imprese Italia: un patto fra imprese e lavoro
È qui che può inserirsi una proposta più ambiziosa: un nuovo patto fra imprese e lavoratori.
Non bisogna scegliere tra chi produce e chi lavora. Una piccola impresa soffocata dai costi non può aumentare gli stipendi; un lavoratore impoverito non alimenta consumi e crescita.
Occorre spezzare questo meccanismo.
Ridurre significativamente la tassazione sugli incrementi salariali può essere una strada, purché contemporaneamente si riduca il costo sostenuto dalle imprese.
Lo Stato dovrebbe incentivare chi assume, investe, forma, innova e aumenta realmente le retribuzioni.
È questo il terreno sul quale Confedercontribuenti – Imprese Italia ritiene necessario aprire il confronto sulla legge di Bilancio.
Il numero della settimana: 104,61 dollari
È il prezzo al quale venerdì ha chiuso il Brent.
Un numero apparentemente lontano dalla vita quotidiana, ma che può arrivare molto velocemente dentro il pieno dell’automobile, la bolletta, il costo di un viaggio, il trasporto di una merce e infine il prezzo sullo scaffale.
La settimana che arriva
L’attenzione sarà concentrata soprattutto sulla reazione dei mercati al nuovo scenario energetico e monetario, sull’evoluzione delle tensioni geopolitiche e sulle prime indicazioni più concrete della Manovra.
La questione di fondo rimane però la stessa.
L’Italia non può limitarsi a difendersi dalle crisi. Deve tornare a costruire crescita.
E la crescita passa soprattutto dalle migliaia di piccole e medie imprese che ogni mattina aprono un’attività, pagano stipendi, investono e creano lavoro.
La prossima legge di Bilancio sarà giudicata anche da questo: quanto renderà più semplice produrre, lavorare e investire in Italia.