La corsa al buio per il Quirinale


di Antonino Gulisano

Ormai ci siamo, da lunedì 24 gennaio si vota per l’elezione del XIII Presidente della Repubblica. Si parte al buio. Tra l’allarme-Omicron che rischia di imballare tutto il sistema, a cominciare dal fatto che un alto numero di contagiati, dato che il quorum sarebbe uguale, potrebbe rendere ancora più difficile qualunque soluzione. E tra contagiati e fisiologici franchi tiratori è probabilissimo, per non dire certo, che si andrà alla quarta votazione, quando è sufficiente la maggioranza assoluta di 505 voti.
E tuttavia nel buio della Grande Corsa per la prima volta si delinea una soluzione sul nome del prossimo – per poche ore – Presidente della Corte Costituzionale: il professore Giuliano Amato sarà eletto a capo della Corte Costituzionale il 28 gennaio, mentre si cerca di non far partire le elezioni per il Presidente della Repubblica prima del 26. Non è un caso: i voti, in maggioranza, potrebbero convergere su di lui.
Giuliano Amato, dunque, presidente in ogni caso. Per certo della Corte costituzionale. Quanto alla prima poltrona del Colle tutto dipende dalla politica e dalla votazione in Parlamento, che dovrebbe concludersi giusto verso la fine di gennaio, visto che l’ultimo giorno di presidenza per Sergio Mattarella è il 2 febbraio.
La partita per l’elezione del Capo dello Stato è un sottile gioco di intese e accordi tra i partiti. Lo è perché quella del Presidente della Repubblica è una carica che deve raccogliere il più ampio consenso possibile. Essere di garanzia per tutti – oltre che essere il Presidente di tutti. Deve essere una figura autorevole, anche e soprattutto in ambito internazionale, e avere grande esperienza dei meccanismi della macchina governativa.
Attualmente sembra sgonfiarsi l’ipotesi di una candidatura di Silvio Berlusconi, che pure era in campo fino all’altro giorno. In questi giorni l’ex premier è rimasto a Milano congelando il vertice di centrodestra. Ma Silvio Berlusconi non avrebbe problemi a votare e far votare Giuliano Amato. Fu lui infatti che lo propose per il Colle come un possibile successore di Carlo Azeglio Ciampi. Poi sappiamo tutti come è andata. Anche l’ipotesi Mario Draghi non è scontata così come sembrerebbe, in molti infatti temono di arrivare a elezioni anticipate anche se prima si dovrebbe attrezzare una nuova legge elettorale.
Sul nome di Amato potrebbe determinarsi una maggioranza larga perché si tratterebbe di un’altissima figura di garanzia con un gigantesco curriculum politico alle spalle, un uomo proveniente dal mondo riformista e di centrosinistra ma da molti anni certo non un “militante”: una figura che non avrebbe dunque alcuna difficoltà (certo meno di ogni altro) a «spogliarsi di ogni precedente appartenenza», come ha chiesto Mattarella nel suo discorso di fine anno.
Per uscire dal guado, servirebbe guardare oltre la rosa dei nomi che più di tutti insistono in questi giorni, e farlo con un nome che davvero possa essere di garanzia per tutti. Quello di Amato, 83 anni, potrebbe essere la figura giusta. Numero due della Corte Costituzionale, per due volte presidente del Consiglio e per quattro volte ministro. Presidente dell’Antitrust, cattedratico, deputato e senatore.