I farmaci antitumorali. Il ricatto delle case farmaceutiche. Vogliono piu’ soldi dallo Stato


Il bando di gara era sperimentale. Ma riguardava una fornitura quella dei farmaci antitumorali. Per questo l’esito della procedura non può che destare sorpresa. La Consip, centrale acquisti controllata al 100% dal Ministero dell’economia, lo scorso 10 luglio ha perfezionato l’esito di un maxiappalto da 112 milioni di euro per la fornitura ai nostri ospedali di “farmaci antineoplastici e immunomodulatori”. Su 26 lotti in cui era divisa la gara ben 11 sono andati deserti. Gli 11 andati deserti, solo per fare qualche esempio, riguardavano la fornitura di antitumorali come Etoposide, Gemcitabina cloridrato, Idarubicina cloridrato, Leflunomide, Metotrexato e altri. Nessuna casa farmaceutica si è presentata per fare un’offerta. La conseguenza di questo mezzo buco nell’acqua è che i nostri ospedali dovranno provvedere autonomamente alle forniture o appoggiarsi ad altre piattaforme. Il rischio è quello di acquistare i farmaci a prezzi maggiori rispetto a quelli che avrebbe potuto garantire la convenzione Consip. Il tutto con l’aggravio di dover istruire da soli una non semplice procedura di gara. Del resto la mancata partecipazione delle case farmaceutiche a così tanti lotti può voler dire che gli stessi colossi di Big Pharma hanno valutato che fosse più conveniente partecipare a gare bandite direttamente dalle strutture sanitarie. Naturalmente con costi maggiori per lo Stato.