Haiti, 40 anni di instabilità politica


Un tempo soprannominata la ‘perla delle Antille’, l’isola caraibica di Haiti è ora sprofondata nel caos più totale, travolta dalla guerriglia delle bande armate che ha portato alle dimissioni del premier Ariel Henry, anche dietro pressioni di una parte della popolazione. In realtà l’ultimo sviluppo istituzionale si inserisce in una lunga storia di instabilità politica che dura da 40 anni, intrecciandosi con altri drammi quali insicurezza cronica, epidemie, povertà e calamità naturali. Tanto per cominciare, per una serie di avvicendamenti nel Paese non si organizzano elezioni dal 2016. Questi i punti salienti della travagliata vita politica e istituzionale dell’isola di Hispaniola, confinante con la Repubblica Dominicana.

– 1986, la caduta delle dittatura dei Duvalier, al potere da 30 anni: Il percorso a ostacoli comincia nel 1986, quando il dittatore Jean-Claude Duvalier viene destituito da un’insurrezione popolare e l’esercito prende il potere. Soprannominato “Baby Doc”, era diventato presidente a vita nel 1971, dopo la morte del padre, François Duvalier, detto “Papa Doc”, arrivato al potere nel 1957 dopo brogli elettorali su vasta scala. Jean-Claude Duvalier sceglie poi la via dell’esilio.

– Nel 1991 e 2004 i mandati incompiuti di Aristide: Il 30 settembre 1991, il sacerdote Jean-Bertrand Aristide, eletto presidente nel 1990, viene rovesciato da un colpo di Stato militare e anche lui prende la via dell’esilio. Ritorna al potere grazie a un intervento militare americano nel 1994. Nel 1996 René Préval vince le presidenziali. Nel 2000 Jean-Bertrand Aristide viene rieletto ma lascia nuovamente il potere e si esilia nel 2004 sotto la pressione di un’insurrezione armata, di una rivolta popolare e dei partner internazionali quali Stati Uniti, Francia e Canada. Per due anni il Paese rimane sotto il controllo dell’Onu, che dispiega una forza internazionale. Nel 2006, René Préval viene nuovamente eletto presidente, diventando l’unico leader haitiano ad aver completato i due mandati autorizzati dalla Costituzione.

– Nel 2015 Martelly rimane senza successore: Michel Martelly viene eletto nel 2011, ma al termine del suo mandato nel 2016 rimane senza alcun successore dopo l’annullamento delle elezioni presidenziali del 2015. Il primo turno si è svolto a ottobre e il secondo non si è mai potuto tenere a causa delle violente proteste dei sostenitori di un candidato, Moise Jean-Charles. Il Paese sprofonda nel caos. Nessuno dei candidati aveva ottenuto la maggioranza quindi sarebbe stato necessario il ballottaggio. Jovenel Moise, appoggiato dal presidente Martelly uscente, si è classificato primo con il 33% dei voti e Jude Celestin secondo con il 25%. Il Parlamento ha dovuto nominare un presidente provvisorio. Dopo una lunga crisi elettorale, alla fine del 2016 è stato eletto l’imprenditore Jovenel Moise.
Nel luglio 2021 il presidente Moise viene assassinato: Il presidente Moise si trova presto a dover far fronte all’intensificarsi delle attività delle bande armate. Dopo la scadenza, all’inizio del 2020, del mandato dei deputati senza nuove elezioni, il capo dello Stato ha governato per decreto. Il 7 febbraio 2021 la magistratura stabilisce la fine del mandato presidenziale mentre Moise stima che gli resta ancora un anno al potere. Lo stesso giorno denuncia di essere sfuggito a un tentativo di omicidio. Cinque mesi dopo viene assassinato a casa sua da un commando, il 7 luglio 2021. Parte della gestione degli affari correnti viene allora affidata al primo ministro Ariel Henry, nominato poco prima dell’assassinio del presidente.

– Rinvio delle elezioni ed impasse politica nel 2023: Il 27 settembre scorso le elezioni previste tra novembre e gennaio sono rinviate a data da destinarsi. Nel mezzo del vuoto giuridico, Ariel Henry è rimasto al potere oltre il 7 febbraio 2022, data che avrebbe segnato la fine del mandato del presidente Moise. Lo stesso scenario si ripete il 7 febbraio 2024, giorno in cui il Primo Ministro avrebbe dovuto lasciare il potere in base ad un accordo politico.

– Da febbraio 2024 la minaccia di una “guerra civile”: Il 28 febbraio Ariel Henry ha accettato di “condividere il potere” con l’opposizione, nell’ambito di un accordo che prevede elezioni entro un anno. Il 5 marzo Jimmy Chérizier, influente capobanda soprannominato “Barbecue”, minaccia una “guerra civile che porterà al genocidio” se Henry resta al potere. Questa dichiarazione arriva poco dopo la firma di un accordo tra Kenya e Haiti, che prevede l’invio di agenti di polizia keniani per combattere le bande – che controllano gran parte della capitale Port-au-Prince e le strade che portano al resto del territorio – nell’ambito di una missione internazionale sostenuta dall’ONU. (AGI)