Gli OGM usciti dalla porta rientrano dalla finestra?


di Antonino Gulisano

Mentre l’attenzione pubblica è totalmente concentrata sulla pandemia, il Governo propone alcuni decreti legislativi che di fatto introdurrebbero la coltivazione in Italia degli organismi geneticamente modificati, dopo 20 anni di agricoltura libera dagli OGM.

Sono state eliminate in Commissione alla Camera le parti dei decreti proposti, prima delle sue dimissioni, dalla ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che contenevano il rischio di un’apertura ai nuovi Ogm ottenuti tramite Nbt.

Il Governo è in procinto di emanare tre decreti legislativi che, di fatto, introducono la coltivazione degli OGM in Italia, dopo 20 anni fuori dall’agricoltura italiana. I decreti, inviati per l’approvazione dal Governo alle Commissioni parlamentari per l’agricoltura, permetterebbero l’ingresso in Italia dei nuovi OGM (nuove tecniche di selezione varietale o NBT) in ambito frutticolo, vitivinicolo e delle sementi orticole. I punti dei decreti sono molto tecnici e riguardano materiali di moltiplicazione della vite e sugli innesti di piante ortive e da frutto in cui si normano i modi per produrre e commercializzare le varietà ottenute con la tecnica di ricombinazione genetica (NBT) che la Corte di Giustizia Ue equipara ai tradizionali ogm.

Varie realtà lanciano l’allarme. «Queste proposte di decreti legislativi, sui quali il Parlamento può solo esprimere un parere non vincolante, vengono presentati come degli adeguamenti necessari al recepimento di direttive europee – scrive l’Associazione Rurale Italiana – Niente di più lontano dal vero: la legislazione europea sulle sementi è solo all’inizio del suo processo di revisione, e appare del tutto ingiustificato procedere ad una riforma parziale e raffazzonata delle leggi sementiere italiane, per di più per decreto, senza alcuna nuova base normativa europea e adducendo motivazioni poco chiare legate alla protezione fitosanitaria. Fino ad ora, inoltre, la legislazione italiana ha trattato gli OGM come un argomento ben distinto dalla normale regolamentazione agricola, con responsabilità e controlli operati in cooperazione con i ministeri dell’Ambiente e della Salute. Il Ministero dell’Agricoltura non può tentare di avocare di fatto a sé tutta questa materia. Riscrivere la legge sementiera interrompendo 20 anni di agricoltura libera da OGM, caratterizzata dalla crescita del biologico e dalla garanzia di “GMO free” per i suoi prodotti sul mercato mondiale, senza alcun dibattito e in palese contraddizione con le leggi italiane esistenti, appare ancor più grave se si pensa al momento in cui essa è stata proposta: il classico colpo di mano natalizio, che questa volta cerca di sfruttare la terribile crisi sanitaria e socio-economica provocata dalla pandemia per stravolgere l’agricoltura italiana senza che l’opinione pubblica ne sia al corrente».

Anche Isde, European Consumers, Navdanya International e Gruppo Unitario per le Foreste Italiane prendono posizione in merito ai decreti «di fatto, introducono la coltivazione degli OGM in Italia contro il volere della generalità dei cittadini, senza dibattito alcuno, senza confronti e approfondimenti con la collettività, ignorando sistematicamente le ragioni di chi con prove sperimentali e scientifiche ha dimostrato la pericolosità degli stessi OGM per la salute umana ed animale e per l’integrità e la salubrità dell’ambiente – affermano le associazioni – Si travolge, in concreto, con inopinate scelte, l’intero assetto agricolo italiano, introducendo, nel silenzio  generale, con un colpo di mano degno di miglior causa e con il metodo del fatto compiuto, una rivoluzione copernicana che per gravità ed effetti nocivi nel tempo supera di gran lunga la presente pandemia, considerando l’irreversibilità dell’inquinamento dei terreni che gli OGM producono, rendendo impossibile in futuro ogni coltivazione sia dei vegetali tradizionali che di quelli biologici».

AIAB e Greenpeace chiedono con forza al Governo il ritiro dei testi in discussione, ai parlamentari in Commissione di bocciarli. «Temi del genere vanno discussi apertamente, nel rispetto della volontà dei cittadini e con trasparenza. Le proposte trattano in modo confuso temi complessi e delicati, tanto che si potrebbe pensare a una scarsa conoscenza della materia da parte dell’estensore».

Mentre il Parlamento non dà il via libera alla legge sul biologico, in esame approvata alla Camera a larghissima maggioranza da ben due anni perché non rientra nelle urgenze legate alla crisi sanitaria, si trova il tempo e la volontà di discutere di una decisione che contrasta con il quadro giuridico complessivo, a nome del progetto partenariato di Cambia la Terra. “Si tratta di un passaggio totalmente privo di trasparenza. Il Parlamento e il Governo vogliono discutere della possibilità o meno di far ricorso a tecniche di ricombinazione genetica?

È un colpo di mano quello che si sta tentando, un colpo di mano pericoloso per gran parte del sistema agricolo. Il made in Italy è fondato su presupposti di alta qualità, e oggi l’Europa tutta sta puntando su un modello che vede al primo posto la cura dell’ambiente.

L’Europa da tempo ha deciso di non produrre ma che continua a importare – usciti dalla porta potrebbero rientrare dalla finestra.

L’agricoltura europea ha ancora paura degli Organismi geneticamente modificati? L’Europa da tempo ha deciso di non produrre ma continua a importare, essendo largamente deficitaria soprattutto di soia (commodity chiave ormai quasi esclusivamente Ogm). Così gli Ogm , usciti dalla porta potrebbero rientrare dalla finestra.

Il tema è tornato di attualità con l’estensione dei divieti previsti dalla normativa europea alle nuove tecniche d’ingegneria genetica, che dall’esordio degli Ogm nel panorama agricolo mondiale oltre 20 anni fa si sono profondamente evolute.

Nella nuova Pac, (politica agricola comunitaria) il 40% dei fondi sarà vincolato all’ambiente.

L’estensione del bando alle sperimentazioni è stata stabilita da una sentenza della Corte di Giustizia Ue per colmare un vuoto normativo sull’ambito di applicazione delle nuove tecniche conosciute con il nome di “mutagenesi”. Una sentenza che ha fatto discutere il mondo scientifico e creato nuove divisioni in quello agricolo, perché rischia di bloccare l’innovazione e la ricerca del settore. Fino a costringere il Consiglio Ue, lo scorso novembre, a riconoscere la necessità di rivedere la direttiva europea sugli Ogm del 2001.