«EUROPA OSTAGGIO DI EGOISMO E PAURA SUI MIGRANTI È SOLO SCARICABARILE»


«Il consiglio europeo dovrebbe adottare i corridoi umanitari, anche perché si basano sulle direttive comunitarie. Invece si chiudono ancora di più le frontiere»

Umberto De Giovannangeli

«Il 24% degli italiani vorrebbe la presenza di un “partito cattolico forte”. Credo che dipenda dalla guerra in Ucraina e dallo scandalo delle morti in mare. C’è chi sente il bisogno di valori forti, senza tentennamenti sul tema della pace e della salvezza della vita»
I corridoi umanitari li ha praticati e non evocati. Come esponente di primo piano della Comunità di Sant’Egidio e da Vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione internazionale nei governi Renzi e Gentiloni, oltre che profondo conoscitore della realtà africana. Parla Mario Giro.
”Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. Sono i quattro verbi che ispirano il “manifesto” di Papa Francesco. Un “manifesto” anti-securitario.
Salvare è sempre la prima cosa da fare: proteggere le vite di chi è in pericolo tanto che accetta di affrontare viaggi difficili. Nessuno scappa e rischia senza motivo. La cosa più scandalosa è dare la colpa ai rifugiati e ai migranti: è come dare la colpa ai poveri per la loro povertà. Sappiamo che si tratta di un impulso che esiste ma se guardiamo alle varie situazioni con lucidità possiamo tutti riconoscere che chi scappa lo fa perché non vede più futuro nel proprio paese. Ci siamo già dimenticati della rovinosa fine della presenza occidentale in Afghanistan dopo 21 anni di guerra inutile? I morti di Cutro sono in grande parte afghani: come si può rimanere insensibili dopo aver fatto tanta retorica? Poi per promuovere occorre integrare: è la parola magica. In Italia non abbiamo ancora una legge o delle politiche di integrazione. Il settore privato chiede incessantemente forza lavoro e manodopera: interi settori sono scoperti. Anche trovare una badante è diventato difficile. Possibile che non ci si renda conto della necessità di integrare chi già è presente su nostro territorio? Possibile che non ci si renda conto che le imprese non chiedono che questo? La scelta esclusivamente securitaria adottata da vari governi in questi ultimi anni non ha avuto successo ed è stata addirittura anti-ciclica: è andata contro gli interessi economico-sociali del paese. Riconoscerlo sarebbe un atto di semplice responsabilità.
La Comunità di Sant’Egidio è tra i protagonisti dell’esperienza dei corridoi umanitari, che ha dato un futuro a una umanità sofferente, sottraendola ai trafficanti di esseri umani e ai “viaggi della morte”. Partendo anche dai suoi anni alla Farnesina, le chiedo: perché l’Europa non ha sviluppato questa pratica che unisce legalità, sicurezza e accoglienza?
Sant’Egidio lo ha più volte chiesto alla Commissione così come a vari altri paesi. Ma tra gli Stati membri non c’è accordo. L’Europa è attanagliata dalle sue paure e dal suo egoismo: tutti fanno le vittime e dicono che la colpa è dell’altro. La storia ci insegna che dall’egoismo europeo non nasce mai nulla di buono, anzi. Il Consiglio europeo dovrebbe adottare i corridoi umanitari anche perché si basano sulle direttive comunitarie. Ma la paura fa attuare delle reazioni di “over compliance” cioè di sovra-reazione: si chiudono le frontiere ancor più di quanto lo richiedano le leggi e si adottano comportamenti che vanno contro lo spirito e la norma giuridica europea. In Italia Sant’Egidio ha ideato i corridoi umanitari; poi li ha messi in opera assieme alla Tavola valdese e alla Federazione delle chiese protestanti d’Italia. In un secondo momento si è aggiunta la Caritas e in seguito Arci. In Francia Sant’Egidio oggi ha come partner le Settimane Sociali. Altrove abbiamo altre alleanze: siamo pronti a collaborare con tutti coloro che vogliono costruire ponti in un’Europa dove è diventato quasi impossibile entrare legalmente.
La strage di Cutro poteva essere evitata, ha affermato Bergoglio. Ma quello a cui continuiamo ad assistere è uno scaricabarile delle responsabilità, con alcuni ministri del governo Meloni tra i protagonisti.
Come dicevo tutti fanno le vittime e lo scaricabarile ne è una conseguenza diretta. Nessuno si prende le proprie responsabilità, né in Europa, né in Italia, né in altri paesi. Il governo attuale, così come i precedenti, accusa l’Europa di mancanza di solidarietà. Dagli altri Stati membri gli viene risposto che l’Italia è un colabrodo: che lascia passare molti stranieri senza controlli. Sono vere entrambe le cose. Ma nessuno inizia dalla sua parte di responsabilità, nessuno fa il primo passo. Ogni volta che se ne parla a Bruxelles, si litiga e si addossa tutto sulle spalle degli altri, per salvare la faccia davanti alle proprie opinioni pubbliche. Tutti i governi europei fanno lo stesso. La verità è che la polemica sulle migrazioni è manipolata per ragioni interne ed elettorali, e non solo in Italia. Finché questo non cambia, il tema verrà tenuto a livello emergenziale e non ci sarà nessuna soluzione. Soltanto quando sarà fatta una politica bipartisan, lucida e ragionevole, nel quadro di una vera solidarietà europea, vedremo forse apparire delle giuste deliberazioni.
“Lavoro per il blocco navale con la Libia, non possiamo diventare un campo profughi”. Così la presidente del Consiglio alla Camera, nella sua replica nel dibattito sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
Le migrazioni vanno regolate ma non si possono bloccare. Non c’è muro o blocco che tenga: i push factor (fattori di spinta) sono troppo forti. In Libia il problema è l’assenza di stato unitario. Su questo l’Italia dovrebbe lavorare per ottenere un risultato. Trattare con milizie o fazioni è un errore che abbiamo già commesso e che non ha portato effetti.
Dal presidente della Cei, cardinale Zuppi, all’arcivescovo di Palermo, passando per Sant’Egidio, Caritas, Centro Astalli, Acli, Migrantes e l’elenco potrebbe proseguire a lungo. Una scesa in campo a cui sembra però mancare rappresentanza politica.
In effetti manca in parlamento un partito abbastanza forte da portare i valori della salvezza della vita, della solidarietà e dell’integrazione sul tavolo della politica. Aggiungerei anche il valore della pace. Con
Democrazia Solidale abbiamo una presenza che fa da testimonianza ma ancora non basta. Un recente sondaggio di SkyNews-YouTrend dice che il 24% degli italiani vorrebbe la presenza di un “partito cattolico forte”. Non sono sorpreso: credo che questo dipenda dalla guerra in Ucraina e dallo scandalo delle morti in mare. C’è chi sente il bisogno di valori forti e affermati senza tentennamenti sul tema della pace e della salvezza della vita. Per la nostra cultura umanistica italiana non è accettabile che la guerra in Ucraina si prolunghi senza soluzione, né che i bambini muoiano con le loro madri a pochi metri delle nostre coste. Destra e sinistra sono state ambigue su tali tematiche e purtroppo continuano ad esserlo. Noi lavoriamo perché si aggreghi qualcosa di più forte e decisivo che faccia valere quei valori dove si prendono le decisioni. In questo compito che ci siamo dati, chiediamo l’aiuto e l’apporto di tutti coloro che vogliono condividerlo. Credo che a tale livello non ci sia tanta differenza tra i cattolici, conservatori, moderati o progressisti che siano.
D’inclusione e apertura alle istanze più avanzate della società civile parla Elly Schlein. Da cattolico progressista come valuta le intenzioni e le prime iniziative del “nuovo Pd”?
Credo che occorre attendere ancora. L’elezione di Schlein è una sicura novità che può scuotere l’immobilismo del PD post-Renzi. Elly Schlein deve aggiungere nuove forze senza perdere quelle che ci sono. Resta aperta la questione se la nuova segretaria sarà in grado di negoziare con i potentati locali del partito: rappresentano dei ceti politici talvolta incapaci di allargare ma anche reti di consenso senza le quali il partito non esiste. Il PD non è soltanto una forza di opinione per lo più urbana, ma anche un tessuto locale, comunale, provinciale e regionale, di tutto rispetto. All’interno del PD non si è ancora chiarito se tra centro e periferia ci sia un dialogo vero o soltanto competizione. Si può arrivare a dire che le tanto vituperate correnti non hanno funzionato come cinghie di trasmissione tra centro e periferia. Ma ciò che ci sta a cuore a noi, che non siamo del PD, è altro…
Vale a dire?
Lo spirito coalizionale. In generale va detto che in tutto il centro-sinistra ampiamente inteso manca una vera cultura politica coalizionale. Tra PD, M5S, Terzo Polo e forze minori non c’è vero dialogo ma esiste soltanto un meccanismo di rapporti di forza senza più alcuna idealità. Auspico che Schlein cambi questa situazione. Dal canto suo la destra è più brava a fare coalizione anche nella pluralità delle sensibilità, mentre i cosiddetti progressisti sono ancora troppo settari e litigiosi. Per questo molti cattolici preferiscono votare a destra. L’altro grande tema è il soggettivismo: sono ancora troppi i partiti personali o legati al solo leader. Il risultato è una politica da talk show, molto emozionale, gridata e volubile. Ne emerge un quadro politico estremamente instabile. Abbiamo bisogno invece di politiche di lungo respiro (talvolta anche bipartisan), perché l’Italia si ritrova -come tutti- fragile in un contesto globale fluido e pericoloso. Sono temi che come Democrazia Solidale ci stiamo ponendo seriamente.

fonte: Il Riformista