Energia, Urso e Pichetto convocano le raffinerie: obiettivo aumentare la produzione nazionale


Tavolo con le aziende l’8 ottobre. Il governo vuole verificare la possibilità di incrementare la produzione dei principali prodotti raffinati per proteggere le forniture italiane dalle conseguenze delle tensioni internazionali

ROMA, 25 settembre 2026 – Il governo convoca le aziende italiane della raffinazione per valutare un aumento della produzione nazionale dei principali derivati petroliferi e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, hanno convocato per il prossimo 8 ottobre un incontro con gli operatori del settore.

Al centro del confronto ci sarà la capacità degli impianti italiani di aumentare i volumi dei prodotti considerati essenziali, in una fase nella quale le tensioni internazionali stanno accrescendo l’attenzione del governo sulla resilienza del sistema energetico.

Verifica sulla capacità produttiva italiana

Il primo obiettivo del tavolo sarà effettuare una ricognizione della situazione industriale.

Il governo vuole conoscere quali margini esistano concretamente per incrementare l’attività delle raffinerie italiane e quanto rapidamente un eventuale aumento possa essere realizzato.

Non si tratta soltanto di verificare la capacità teorica degli impianti. Saranno rilevanti anche disponibilità delle materie prime, logistica, costi energetici, manutenzioni programmate e condizioni economiche necessarie per sostenere una maggiore produzione.

La convocazione indica quindi la volontà di considerare la raffinazione nazionale come una componente della sicurezza energetica italiana.

Proteggere le forniture dalle crisi internazionali

La decisione arriva in un contesto internazionale caratterizzato da forti elementi di instabilità.

Per un Paese importatore di energia come l’Italia, eventuali problemi nelle catene di approvvigionamento possono tradursi in tensioni sui mercati, aumento dei costi e difficoltà nella disponibilità di determinati prodotti.

L’obiettivo dell’esecutivo è quindi verificare preventivamente se una maggiore produzione interna possa rappresentare un margine di sicurezza aggiuntivo.

Avere una capacità di raffinazione operativa sul territorio nazionale consente infatti di ridurre, almeno per una parte della filiera, l’esposizione alla disponibilità di prodotti raffinati provenienti dall’estero.

Il nodo dei carburanti

Il confronto interessa inevitabilmente anche il mercato dei carburanti.

Benzina e gasolio rimangono fondamentali per la mobilità privata e, soprattutto, per il trasporto delle merci, la logistica, l’agricoltura e numerose attività produttive.

Eventuali tensioni nell’offerta possono quindi propagarsi rapidamente dal settore energetico al resto dell’economia, incidendo sui costi delle imprese e, indirettamente, sui prezzi pagati dai consumatori.

Il governo punta per questo a comprendere se esistano le condizioni per aumentare preventivamente la disponibilità dei prodotti maggiormente esposti alle conseguenze delle tensioni geopolitiche.

Raffinerie come infrastrutture strategiche

Il tavolo dell’8 ottobre riporta inoltre in primo piano il ruolo industriale delle raffinerie italiane.

Negli ultimi anni il comparto ha dovuto confrontarsi contemporaneamente con la transizione energetica, con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e con la necessità di mantenere una capacità produttiva sufficiente durante una fase internazionale caratterizzata da guerre e instabilità dei mercati.

La questione è complessa: l’Italia deve ridurre progressivamente la propria dipendenza dai combustibili fossili, ma nello stesso tempo deve assicurare che durante la transizione siano disponibili le quantità di carburanti e derivati necessarie al funzionamento dell’economia.

Sicurezza energetica e transizione

È proprio questo uno dei nodi che il governo dovrà affrontare.

La sicurezza energetica nel breve periodo e la decarbonizzazione nel medio-lungo periodo devono procedere parallelamente. Una maggiore produzione delle raffinerie in risposta a una situazione di emergenza internazionale non modifica gli obiettivi della transizione, ma pone il problema di come mantenere una capacità industriale strategica durante il cambiamento del sistema energetico.

Per gli operatori sarà importante conoscere anche la prospettiva che il governo intende assegnare al settore, comprese le possibilità di riconversione verso biocarburanti, combustibili a minore intensità di carbonio e nuovi vettori energetici.

Appuntamento all’8 ottobre

Il confronto convocato da Urso e Pichetto rappresenterà quindi una prima verifica concreta.

Il governo chiederà alle aziende di indicare quanto può produrre oggi il sistema italiano, quali margini esistono per aumentare i volumi e quali eventuali ostacoli industriali o economici devono essere superati.

L’obiettivo immediato è evitare che un peggioramento delle tensioni internazionali trovi il Paese impreparato sul fronte delle forniture.

La riunione dell’8 ottobre assume così un significato che va oltre il settore petrolifero: riguarda la capacità dell’Italia di proteggere trasporti, imprese e famiglie dagli effetti di nuove crisi energetiche e, nello stesso tempo, di preservare una parte strategica del proprio apparato industriale.