Il Consiglio dei ministri approva il decreto-legge che fa slittare le limitazioni in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Interessati circa 1,2 milioni di autoveicoli e 200mila mezzi commerciali. Più tempo per famiglie e imprese
ROMA, 25 settembre 2026 – Un altro anno prima dello stop ai diesel Euro 5 nel Bacino Padano. Il Consiglio dei ministri, riunito nella serata del 24 settembre, ha approvato un decreto-legge che rinvia al 1° ottobre 2027 l’entrata in vigore delle limitazioni strutturali alla circolazione previste per questa categoria di veicoli.
Il provvedimento riguarda Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e modifica il calendario che avrebbe fatto scattare le nuove restrizioni dal prossimo 1° ottobre nei comuni interessati.
L’obiettivo dichiarato dal governo è evitare un impatto immediato sulla mobilità di cittadini e imprese, lasciando contemporaneamente alle Regioni maggiore flessibilità nella definizione delle misure necessarie per raggiungere gli obiettivi ambientali.
Coinvolti 1,2 milioni di veicoli
La dimensione economica e sociale della decisione emerge dai numeri.
Nel Bacino Padano sarebbero direttamente interessati circa 1,2 milioni di autoveicoli e 200mila veicoli commerciali diesel Euro 5.
Su scala nazionale il parco circolante della stessa categoria raggiunge circa 3,5 milioni di automobili e 600mila furgoni.
L’applicazione immediata del blocco avrebbe quindi coinvolto una parte significativa del sistema della mobilità privata e commerciale delle quattro regioni settentrionali, con conseguenze soprattutto per chi non dispone di un mezzo più recente o deve utilizzare quotidianamente il veicolo per lavorare.
Modificata la precedente disciplina
L’intervento del governo modifica il percorso normativo avviato nel 2023 e successivamente rivisto.
Il calendario delle limitazioni era già stato oggetto di proroghe e modifiche rispetto all’originaria prospettiva di entrata in vigore nell’ottobre 2025.
Con il nuovo decreto, il governo interviene nuovamente per consentire alle amministrazioni regionali di gestire con maggiore gradualità la transizione, conciliando le esigenze di miglioramento della qualità dell’aria con quelle della mobilità e del sistema produttivo.
Salvini: tutelare famiglie e attività economiche
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha sostenuto la necessità di evitare che l’introduzione delle restrizioni producesse conseguenze eccessivamente gravose per cittadini e imprese.
La posizione del ministero è quella di accompagnare la transizione ambientale senza determinare un blocco improvviso della mobilità per chi utilizza ancora un diesel Euro 5.
Il tema è particolarmente rilevante per artigiani, commercianti, professionisti e piccole imprese che impiegano furgoni e altri veicoli commerciali per le proprie attività quotidiane.
La richiesta della Lombardia
Anche la Regione Lombardia aveva sollecitato un intervento nazionale.
L’assessore regionale all’Ambiente Giorgio Maione aveva riferito della richiesta formale avanzata al governo per posticipare l’entrata in vigore del divieto.
Le Regioni del Bacino Padano si trovano infatti a dover contemperare due esigenze: da un lato il rispetto degli impegni sulla qualità dell’aria, dall’altro la necessità di evitare conseguenze economiche e sociali particolarmente pesanti derivanti dalla sostituzione accelerata di centinaia di migliaia di veicoli.
Il problema dell’inquinamento resta
Il rinvio non cancella però il problema ambientale.
Il Bacino Padano rappresenta una delle aree europee nelle quali la qualità dell’aria costituisce da anni una delle questioni più difficili da affrontare. Le caratteristiche geografiche e meteorologiche della Pianura Padana favoriscono infatti l’accumulo degli inquinanti, ai quali contribuiscono trasporti, riscaldamento, attività industriali e agricoltura.
Il nuovo calendario dovrà quindi essere accompagnato da politiche alternative capaci di produrre riduzioni delle emissioni senza concentrare l’intero costo della transizione sui proprietari dei veicoli più vecchi.
Le prossime scadenze
Il decreto sposta dunque al 1° ottobre 2027 il prossimo passaggio per auto e veicoli commerciali leggeri Euro 5 interessati dalla disciplina.
La programmazione prevede poi un’ulteriore tappa: dal 1° ottobre 2028 le restrizioni dovrebbero estendersi anche ai mezzi pesanti superiori alle 12 tonnellate e agli autobus interessati dalle nuove disposizioni.
Le amministrazioni regionali avevano già adottato interventi temporanei per evitare l’immediata applicazione delle limitazioni. Con il decreto del governo arriva adesso una cornice nazionale per il rinvio.
Un anno in più per organizzare la transizione
La proroga concede soprattutto dodici mesi aggiuntivi a famiglie, lavoratori e imprese.
Il punto centrale diventa ora come utilizzare questo periodo. Senza incentivi adeguati per la sostituzione dei mezzi, infrastrutture di trasporto pubblico e strumenti specifici per artigiani e piccole aziende, infatti, il rischio è semplicemente quello di ritrovare nell’autunno 2027 lo stesso problema rinviato oggi.
La sfida sarà quindi trasformare la proroga in un periodo di vera transizione: migliorare la qualità dell’aria e rinnovare progressivamente il parco circolante, evitando al tempo stesso che il costo ambientale venga trasferito integralmente su famiglie e piccole imprese.