Dal deficit di partecipazione alla crisi della democrazia


Che solo la metà della popolazione si rechi al voto, e che la maggioranza voti a destra, ci rivela un mondo che evidenzia soprattutto indifferenza, sfiducia, rifiuto delle innovazioni, individualismo, delega ai competenti che interferiscano il meno possibile con la sfera privata

 

di Renato Costanzo Gatti

 

Dirò subito che questa campagna elettorale non mi entusiasma (per usare un eufemismo), mentre, d’altra parte, mi interrogo sullo stato della democrazia nel nostro Paese.

Parto da un concetto di democrazia che implichi soprattutto il concetto di “partecipazione”, ovvero corresponsabilità di analisi e di proposta da parte di ciascun cittadino, eliminando il privilegio per il quale solo alcune classi o categorie siano preposte alla guida del paese. Questo obiettivo della partecipazione mi pare si sia ridotto al solo istituto del “voto”, ultimo residuo simbolo di un ben altro concetto.

Inoltre, al voto partecipa la metà della popolazione. Ciò denuncia l’insufficienza di quel solo strumento per realizzare l’idea di democrazia.

I temi che si prospettano sul fronte internazionale, sulla trasformazione del modo di produzione, sulla crescente disuguaglianza, sui diritti civili, sulla fiscalità, richiedono che la “partecipazione” diventi mezzo di corresponsabilizzazione, di crescita culturale e politica dei cittadini, che mette in moto l’ascensore sociale non solo nel campo economico corporativo, ma nel processo di trasformazione dei ceti subalterni in ceti dirigenti.

Eppure, negli anni passati, con esiti diversificati, si erano creati istituti che diffondevano la democrazia reale: nei posti di lavoro, nella scuola, nella sanità, nei quartieri, nei partiti, etc. La spinta propulsiva di questi istituti di democrazia di base si è venuta affievolendo, anche se ancora sopravvivono, lasciando spazio ad una indifferenza che è causa ed effetto di una crisi della democrazia. Le ragioni concrete di questo declino non sono state analizzate, a mio parere, in modo approfondito; sono state subite su un fronte difensivo sempre più debole.

Che solo la metà della popolazione si rechi al voto, e che la maggioranza voti a destra, ci rivela un mondo che evidenzia soprattutto l’indifferenza, la sfiducia nella soluzione sociale dei problemi, privilegiando un atteggiamento per il quale si desidera non essere disturbati dall’esterno, si ritiene che lo Stato mantenga e conservi i valori consolidati, sia nella famiglia che nei rapporti di lavoro, mantenga l’ordine e risolva con efficacia e senza tante discussioni i problemi che non si è in grado di risolvere individualmente, senza però modificare l’esistente, eventualmente rafforzandolo istituzionalmente. Indifferenza, sfiducia, rifiuto di innovazioni, individualismo, delega ai competenti che interferiscano il meno possibile con la sfera privata.

Non è la fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia a preoccupare; è invece il deserto partecipativo creato dall’astensione e dalla destra, deserto che, nel centro e in quel che rimane della sinistra, non trova nessuna scintilla di rilancio di iniziativa partecipativa.