Cosa succederà dopo la riunione della Fed di mercoledì


AGI – Cosa succederà dopo la riunione del Fomc della Federal Reserve di mercoledi’? è questa la domanda che tiene con il fiato sospeso i mercati internazionali. Il presidente della Fed, Jerome Powell, e altri membri del comitato esecutivo hanno fatto capire che intendono aumentare il tasso sui Fed Funds di 50 punti base e annunciare l’inizio della riduzione del bilancio.

Gli analisti di Goldman Sachs ritengono che vi siano alte probabilità che il Fomc continui a far crescere il costo del denaro negli Usa con incrementi di 50 punti base fino a raggiungere un tasso del 2,25-2,5%. L’attenzione, spiegano, non sarà dunque tanto sul ritocco che sarà annunciato mercoledi’, dato più o meno per scontato, quanto piuttosto sui commenti che saranno offerti da Powell al termine della riunione.

All’interno del direttivo i ‘falchi’ vorrebbero una stretta più rapida delle attese. Il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard, ad esempio, ha recentemente indicato la possibilità di un futuro ritocco di 75 punti base. “Consideriamo improbabile una tale accelerazione della stretta, soprattutto perchè diversi partecipanti del Fomc hanno sottolineato che non vedono un aumento di 75 punti base come appropriato”, hanno però scritto gli esperti di Goldman Sachs.

I verbali della riunione del Fomc di marzo hanno inoltre aperto la porta alla vendita di titoli garantiti da ipoteca (Mbs) durante il processo di riduzione del bilancio. L’ipotesi degli esperti è che il Fomc non lo farà, dato che i suoi membri hanno una forte preferenza per l’utilizzo del tasso politico come strumento principale per regolare la politica monetaria e le partecipazioni Mbs come quota del bilancio della Fed molto probabilmente non saliranno mai a un livello scomodo. I dati diffusi venerdì sull’andamento dell’inflazione e dei consumi negli Stati Uniti hanno rinfocolato il dibattito: i prezzi sono aumentati dello 0,9% a marzo in base all’indicatore di inflazione Pce, quello seguito dalla Fed.

Su base annua, l‘indice è salito del 6,6% dopo che a febbraio era aumentato del 6,3%. La componente Core Pce, depurata dagli elementi volatili, è aumentata solo dello 0,3% per il secondo mese di fila, e su base annua è diminuita per la prima volta da più di un anno passando dal 5,3% al 5,2%. I redditi delle famiglie statunitensi sono cresciuti dello 0,5% a marzo, oltre il +0,4% previsto dagli analisti ma in frenata rispetto al +0,7% di febbraio.

Nello stesso mese, le spese per consumi sono aumentate dell’1,4%, oltre il +1,1% atteso dal mercato e in accelerazione rispetto al +0,6% di febbraio. I consumatori americani appaiono meno quindi propensi a rompere il salvadanaio in tempi di incertezza economica. Ma mentre le aspettative dei consumatori stanno migliorando, l’inflazione sembra essere il freno più pesante per i risparmi.

“L’inflazione ha continuato a erodere il potere d’acquisto delle famiglie mentre il reddito reale disponibile è sceso dello 0,4%”, scrive Lydia Boussour, capo economista finanziario statunitense alla Oxford Economics. “Di conseguenza, le famiglie hanno attinto ai loro risparmi per finanziare le loro spese, dato che il risparmio personale è sceso al 6,2% a marzo – il livello più basso dal dicembre 2013″. Secondo Rubeela Farooqi, capo economista di High Frequency Economics, i dati non hanno impatto sui piani di aumento dei tassi della Fed la prossima settimana e l’attesa un rialzo di 50 punti base.

Ma occorre guardare anche alla crescita dei salari che stanno prendendo velocità: secondo Ian Shepherdson, capo economista di Pantheon Macroeconomics, potrebbe essere più probabile un secondo rialzo di 50 punti base a giugno; dopo di che il ritmo della stretta potrebbe essere facilmente rallentato dal crollo del mercato immobiliare, ora nelle sue prime fasi, e il prossimo rapido calo dell’inflazione. Importanza rivestirà allora il rapporto dell’Institute for Supply Management’s Us Pmi previsto per lunedi’, che secondo gli analisti mostrerà un aumento. Nel complesso, la produzione manifatturiera continua a espandersi, ma le dislocazioni della rete di fornitura e le carenze di input, che possono intensificarsi nel prossimo termine, sono un rischio al ribasso per il settore.

Source: agi