Conte tira dritto mentre Pd e M5s lo blindano. Ma Renzi alza il tiro


AGI – La regia della crisi ora è al Quirinale, il Capo dello Stato Mattarella, dopo aver ricevuto i presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, ascolterà i partiti. E il premier Conte è in attesa di capire quale sarà l’atteggiamento della maggioranza e di Italia viva nei colloqui con il presidente della Repubblica. Se dovesse ricevere un pre-incarico andrebbe a trattare su un nuovo programma e per un nuovo esecutivo con tutti, anche con Iv. Quindi in un secondo momento, non ora. Nessuna intenzione di bruciare le proprie carte.

Ma nella maggioranza non si esclude affatto che a questo punto la prima strada ad essere percorsa possa essere quella del mandato esplorativo al presidente della Camera, Fico. Perché le distanze tra il presidente del Consiglio dimissionario e Renzi restano per ora difficilmente colmabili.

Il leader di Iv (stasera riunirà i gruppi) non ritiene che il premier dimissionario possa continuare nel suo percorso senza cercare alcun accordo, senza – questo il ‘refrain’ – neanche tendere la mano. Non vede un cambio di rotta, tanto che una fonte parlamentare di Iv mette perfino in dubbio la strategia decisa martedì, ovvero quella di non fare alcun nome al Quirinale. Insomma la posizione potrebbe essere ancora più intransigente in mancanza di ulteriori segnali. “Conte non ha capito – osserva un ‘big’ di Iv – che senza di noi non va da nessuna parte. Così va a sbattere”.

Al momento la partita resta quindi bloccata perché anche l’operazione Maie-Cd europeisti al Senato non ha portato numeri aggiuntivi alla maggioranza. Anzi, la trattativa tra i ‘costruttori’ ha rischiato di arenarsi, e non solo per la questione di chi dovrà fare il capogruppo. “Non è possibile che il Pd – si sfoga un senatore M5s – non abbia portato nessuno. Addirittura non voleva neanche concedere un senatore, in quel gruppo ci sono solo esponenti del Movimento 5 stelle ed ex…”.

La caccia ai volenterosi continua, del resto i vertici M5s, Pd e Leu hanno blindato il presidente del Consiglio dimissionario. Al momento non intendono ragionare su un eventuale ‘piano B’ che creerebbe comunque divisioni nei gruppi. Il senatore di Rignano ha spiegato che non ci sono pregiudizi, che si ragiona sui temi e non sulle poltrone, rilancia sulla necessità che l’Italia utilizzi il Mes o almeno una sua parte, che ci sia una differente gestione sul piano dei vaccini. Ma continua anche a ritenere, ribadiscono i suoi, che Conte non sia la figura che possa servire in questo momento all’Italia.

Nel momento in cui chiede una svolta nella politica economica il convincimento nei rosso-gialli è che voglia puntare ad azzerare il governo, a ridiscutere in un eventuale Conte ter tutti i ministeri e gli indirizzi dell’esecutivo. Del resto Iv chiede da tempo un esecutivo autorevole. L’ipotesi che il Conte ter possa essere politico, ovvero contemplare l’ingresso dei ‘big’ della maggioranza al governo, con la presenza anche di vicepremier, non viene scartata nel fronte rosso-giallo. “Renzi vuole il Mise e il Mef”, azzarda un capogruppo rosso-giallo.

Ma occorrerà capire se Renzi, puntando appunto ad un governo autorevole, voglia quello che un ‘big’ della maggioranza, definisce il ‘bersaglio grosso’, ovvero Conte. Ad ora la tensione è ancora alta, il presidente della Repubblica insiste sulla necessità che non ci siano più veti. E cosi’ anche il Pd con Zingaretti e una larga parte del Movimento 5 stelle. Ma se entro la giornata di giovedì non ci sarà alcun passo di Conte (e diversi ‘big’ M5s chiedono al premier dimissionario di compiere questo gesto) il rischio è che la crisi possa trascinarsi ancora per molto tempo. Conte non si fida di Renzi, ritiene che il suo unico obiettivo sia farlo fuori, che voglia alzare l’asticella per tatticismi. E cosi’ anche il Pd che pero’ al momento non prevede alternative mentre nel Movimento 5 stelle il convincimento è che il senatore di Rignano voglia arrivare ad un governo istituzionale con una maggioranza ‘Ursula’. Mentre il leader di Iv è convinto che l’unico scopo dei rosso-gialli sia quello di ‘conquistare’ i suoi senatori.

Tra i nomi alternativi per palazzo Chigi continuano a circolare quelli di Cartabia e Lamorgese, per il Pd di Franceschini e Guerini e per M5s di Patuanelli e Di Maio. Ma la partita ora è sul ‘Conte ter’, bisognerà vedere se si giocherà subito oppure più avanti.