Assolti i colletti bianchi. La sentenza d’appello per la trattativa Stato-mafia lascia la verità nel porto delle nebbie


Duro il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro: “La sentenza Stato – mafia è una vergogna. Nel silenzio dei collusi noi non possiamo stare zitti”

di redazione

Tutti assolti gli ex ufficiali dei carabinieri nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. La Corte d’assise d’appello di Palermo, dopo tre giorni di camera di consiglio, ha assolto gli ex ufficiali del Ros dei carabinieri Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e l’ex senatore Marcello Dell’Utri, riformando la sentenza di primo grado che aveva condannato gli imputati per il reato di “minaccia a corpo politico dello Stato”, comminando loro pene severissime.
Mori, Subranni, De Donno e Dell’Utri erano stati condannati, in primo grado, a 12 anni di reclusione.
Lo svolgimento del processo d’appello ha ulteriormente comprovato l’esistenza di una verità inconfessabile, di una verità che è dentro lo Stato: la trattativa Stato-mafia c’è stata ma, paradossalmente, il comportamento dei rappresentati dello Stato, per i giudici d’appello, non costituisce reato.
“Non ci sono alternative”, aveva detto l’accusa durante la requisitoria del processo d’appello, al termine della quale aveva chiesto la conferma di tutte le condanne di primo grado. Secondo i PM, il dialogo che gli ufficiali del Ros, tramite i Ciancimino e godendo di coperture istituzionali, avviarono con “cosa nostra” durante gli anni delle stragi per interrompere la stagione degli attentati, avrebbe rafforzato i clan, spingendoli a ulteriori azioni violente contro lo Stato.
Con la nuova sentenza, di cui bisognerà aspettare le motivazioni per comprenderne meglio il ragionamento giuridico, la Corte d’appello, da una parte, condanna per il reato di minaccia i mafiosi, dall’altra assolve i colletti bianchi. Quindi la trattativa non è una bufala. Aspettiamo di leggere le motivazioni, ma una sentenza così è difficile da spiegare: solo se fossero stati tutti assolti sarebbe stato ribaltato il giudizio di primo grado, con la conseguenza di riconoscere l’assenza della trattativa. Senza volere fare i complottisti, questa sentenza ha il sapore del “porto delle nebbie” dove si intrecciano politica, servizi deviati, mafia e magistratura. E rimane una convinzione: una cosa è la legalità processuale, altra cosa è la Giustizia.
“La sentenza Stato – mafia è una vergogna- ha dichiarato il presidente nazionale di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro – Nel silenzio dei collusi noi non possiamo stare zitti”.