Alessandro volta e l’invenzione della pila elettrica


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Alessandro Volta e la sua pila. La sua scoperta fu molto rilevante dal punto di vista scientifico perché consentì a Faraday di studiare gli effetti chimici della corrente e di ragioniere alla scoperta dei fenomeni elettromagnetici.

Alessandro Volta fu un fisico e passò alla storia soprattutto per le sue scoperte nel campo dell’elettricità: il suo nome, non a caso, ha ispirato anche un’unità di misura (quella della tensione), il Volt.

IL GIOVANE VOLTA. Alessandro Volta nasce a Como il 18 febbraio 1745, da una famiglia benestante. In giovinezza studia retorica e filosofia presso i gesuiti, ma ne 1761, quando entra nel Regio Seminario Benzi di Como, fa amicizia con il canonico Giulio Cesare Gattoni, a sua volta fisico, che gli trasmette la passione per le materie scientifiche. Naufraga così definitivamente il sogno dei genitori di vederlo diventare sacerdote, mentre l’umanità riceve i regalo un grande scienziato.

IL LAVORO SUI FENOMENI ELETTRICI. Alla soglia dei 50 anni Volta vanta già uno straordinario curriculum scientifico. Oltre ad aver scritto diverse memorie e lettere che hanno rivoluzionato le conoscenze dell’epoca sui fenomeni elettrici, ha infatti realizzato alcune invenzioni molto rilevanti in materia, tra cui l’elettroforo perpetuo, un generatore elettrostatico capace di accumulare una modesta quantità di carica elettrica in modo discontinuo, e il condensatore, che permette di accumulare energia elettrica tenendo separate cariche elettrostatiche. Il meglio deve però ancora venire.

 

LA GRANDE INVENZIONE. All’inizio del 1800 vede la luce un’invenzione sui cui Volta stava lavorando da tempo: la pila, un antenato della batteria elettrica, che genera una corrente elettrica costante. Partendo dalle teorie di Luigi Galvani, che dagli esperimenti sulle rane aveva ipotizzato l’esistenza di un “fluido elettrico animale”, Volta realizza una batteria alternando dei dischi di zinco e rame con del cartone imbevuto di salamoia. Il fenomeno alla base del funzionamento della pila voltaica, per cui tra due conduttori metallici diversi posti a contatto si stabilisce una piccola differenza di potenziale, ha preso il nome di effetto Volta.

L’annuncio dell’invenzione della pila, avviene nel 1801 presso la Royal Society di Londra, rendendolo celebre in tutto il mondo. Tra le tante onorificenze ricevute, nel 1805 Napoleone lo nomina Cavaliere della Legion d’onore.

 

IL METANO E L’ACCENDINO. Anche se molti lo conoscono solo per la pila, è stato Alessandro Volta a scoprire l’origine del gas metano.

Salto indietro: nell’autunno del 1776, padre Carlo Giuseppe Campi, dell’ordine dei Somaschi, nota una sorgente di “acqua infiammabile” nelle acque stagnanti di San Colombano al Lambro (Mi) e prega Volta di studiarla per rivelarne la natura. Lo scienziato non può andare nella Bassa Lodigiana, ma lavora di cervello: questa aria viene prodotta all’interno delle acque pantanose e quindi sospetta che si tratti di un evento comune a tutte le paludi.

L’intuizione arriva quando Volta è in vacanza ad Angera, sulla sponda lombarda del lago Maggiore: è qui che le sue supposizioni trovano conferma.

Raccoglie l’aria prodotta in un canneto, tra laghi e stagni, dove riposano i resti di vegetali e di animali putrefatti, dimostrando che il gas non è un prodotto di origine minerale, ma organica.

Volta ribattezza questo gas “aria infiammabile nativa delle paludi”, poi diventato noto come metano. In una delle sue lettere suggerisce di sostituire l’uso dell’olio come combustibile per le lampade con il gas delle paludi.

Queste lampade, dette “lampade perpetue” o “lampade di Volta”, fanno del suo inventore il precursore dell’illuminazione a gas. Il principio del loro funzionamento è stato poi esteso all’accendilume elettrico, detto poi accendino.