Albania, la protesta dei giovani sfida Rama: istruzione e lavoro al centro della crisi


Nuovi scontri a Tirana, manifestazioni anche in altre città. Il premier respinge le richieste di dimissioni. L’ambasciata italiana invita a evitare le zone dei disordini

La protesta degli studenti scuote l’Albania e si trasforma in una sfida politica al governo di Edi Rama. Dopo tre giornate consecutive di scontri a Tirana, il malcontento coinvolge anche altre città. Al centro delle rivendicazioni ci sono i costi dell’istruzione, le condizioni degli istituti, le prospettive occupazionali e le accuse di corruzione rivolte all’esecutivo.

Nella mattinata del 16 ottobre, Rama ha visitato alcune delle aree della capitale danneggiate durante le manifestazioni. La mobilitazione ha interessato anche Scutari, Coriza e Durazzo, dove studenti e alunni hanno boicottato le lezioni e organizzato marce per chiedere cambiamenti.

Dalle richieste degli studenti alla contestazione del governo

Le rivendicazioni sull’istruzione si inseriscono in un movimento più ampio. Secondo la ricostruzione dell’agenzia EFE, la mobilitazione contro il governo si è sviluppata nei mesi precedenti anche intorno alla contestazione di un progetto turistico legato a Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump.

La cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri” ha progressivamente raccolto richieste di trasparenza, contrasto alla corruzione e maggiori opportunità per le nuove generazioni. L’ingresso degli studenti ha ampliato la protesta, portando in primo piano il rapporto tra formazione, costo della vita e possibilità di costruire un futuro nel Paese.

Scontri, incendi e danneggiamenti nella capitale

Le manifestazioni sono state accompagnate da gravi episodi di violenza. A Tirana gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre e preso di mira edifici pubblici, negozi e filiali bancarie. La polizia ha utilizzato idranti e lacrimogeni. Le cronache riferiscono feriti e numerosi fermi, con bilanci ancora in aggiornamento.

Rama ha accusato l’opposizione di centrodestra guidata da Sali Berisha di essere dietro agli atti violenti, dichiarandosi disponibile al confronto con gli studenti. Le accuse del premier restano dichiarazioni politiche e devono essere distinte dall’accertamento delle responsabilità individuali.

Il capo del governo ha inoltre respinto le richieste di dimissioni, richiamando la legittimazione ricevuta alle elezioni. La distanza tra esecutivo e manifestanti rende però difficile individuare, nell’immediato, uno spazio di mediazione.

L’Unione europea chiede moderazione e verifiche sugli abusi

La delegazione dell’Unione europea ha espresso preoccupazione per l’escalation, invitando alla moderazione e al dialogo. Ha chiesto inoltre che siano esaminate con priorità le accuse di uso eccessivo della forza contro manifestanti e giornalisti.

La gestione della crisi rappresenta un passaggio delicato per un Paese impegnato nel percorso di adesione all’Unione. La tutela della protesta pacifica, la sicurezza delle persone e l’accertamento delle violenze richiedono risposte coerenti con lo Stato di diritto.

L’avviso dell’ambasciata italiana

L’ambasciata d’Italia a Tirana ha segnalato forti disordini nel centro cittadino, raccomandando di evitare gli assembramenti e le aree interessate dalle proteste, in particolare piazza Skanderbeg e il Boulevard Dëshmorët e Kombit. Ai connazionali viene chiesto di mantenersi aggiornati e seguire le indicazioni delle autorità locali.

La crisi albanese mette al centro una questione politica concreta: la capacità delle istituzioni di rispondere alle aspettative dei giovani. Un confronto credibile dovrà affrontare istruzione, lavoro e trasparenza, mentre il ritorno a manifestazioni pacifiche resta essenziale perché quelle richieste possano essere ascoltate e discusse.