17 febbraio 1600. Arso vivo Giordano Bruno, filosofo del libero pensiero


di Antonino Gulisano

Il 17 Febbraio 1600 Giordano Bruno viene bruciato vivo nella piazza di Campo de’ Fiori a Roma. Egli è un simbolo della libertà di pensiero e della persecuzione religiosa.

Giordano Bruno lo ricordiamo come il filosofo eretico, non contro il pensiero critico e la libera ricerca dell’infinito mondo, ma contro il pensiero unico del dogma.

Giordano Bruno, terminata la lettura della sentenza che lo condanna, secondo la testimonianza di Caspar Schoppe, si alza e ai giudici indirizza la storica frase: «Maiore forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla»).

Dopo aver rifiutato i conforti religiosi e il crocefisso, il 17 febbraio, con la lingua “in giova” – serrata da una mordacchia perché non possa parlare – viene condotto in piazza Campo de’ Fiori, denudato, legato a un palo e arso vivo. Le sue ceneri saranno gettate nel Tevere.

La filosofia di Giordano Bruno si può sintetizzare nel pensiero che riconosce in Dio da un lato la trascendenza, in quanto supera ineffabilmente la natura, ma nello stesso tempo l’immanenza, in quanto anima del mondo: in questo senso, Dio e Natura sono un’unica realtà da amare alla follia, in un’inscindibile unità panenteistica di pensiero e materia, in cui dall’infinità di Dio si evince l’infinità del cosmo, e quindi la pluralità dei mondi, l’unità della sostanza, l’etica degli “eroici furori”. Con questi preupposti Giordano Bruno ipostatizza un Dio-Natura sotto le spoglie dell’Infinito, essendo l’infinitezza la caratteristica fondamentale del divino. Egli fa dire nel dialogo “De l’infinito, universo e mondi” a Filoteo: «Io dico Dio tutto Infinito, perché da sé esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno e infinito; e dico Dio totalmente infinito, perché lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente: al contrario dell’infinità de l’universo, la quale è totalmente in tutto, e non in queste parti (se pur, referendosi all’infinito, possono esse chiamate parti) che noi possiamo comprendere in quello»

In Bruno si è esaltato il libero ricercatore delle leggi della natura e viene riconosciuto il filosofo del libero pensiero, il precursore di Spinoza e di tutti i moderni panteisti, un monista ateo per il quale unica realtà è la natura. Il principio del dubbio di Cartesio fu introdotto nella filosofia da Bruno e a lui si devono molte altre cose nella filosofia di Cartesio.

Per le sue argomentazioni e per le convinzioni sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità e sul Cristianesimo, Giordano Bruno, già scomunicato, fu incarcerato, giudicato eretico e quindi condannato al rogo dall’Inquisizione della Chiesa cattolica. Fu arso vivo a piazza Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, durante il pontificato di Clemente VIII.