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Aeroporti nel caos per i nuovi controlli biometrici: l’allarme di Aeroporti di Roma

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L’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, ha lanciato un duro allarme sui nuovi controlli biometrici previsti dal sistema europeo Entry-Exit System (EES), sostenendo che senza una maggiore flessibilità operativa l’estate 2026 rischia di trasformarsi in un vero caos per milioni di viaggiatori.  

Che cos’è l’Entry-Exit System

L’EES è il nuovo sistema europeo che registra dati biometrici (impronte digitali e fotografia del volto) dei cittadini provenienti da Paesi extra-UE e extra-Schengen, compresi i cittadini britannici. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza e digitalizzare i controlli alle frontiere, sostituendo progressivamente i tradizionali timbri sui passaporti.  

Perché gli aeroporti protestano

Secondo i gestori aeroportuali europei, il sistema presenta ancora numerose criticità:

malfunzionamenti dei chioschi automatici;

procedure troppo lente nei momenti di punta;

insufficienza del personale di frontiera;

difficoltà di dialogo tra banche dati nazionali ed europee;

necessità, in molti casi, di ripetere la registrazione biometrica anche per passeggeri già registrati.  

La IATA e l’associazione europea degli aeroporti ACI Europe stimano che negli scali più trafficati le attese potrebbero raggiungere addirittura le sei ore.  

L’allarme di Fiumicino

Troncone ha dichiarato di essere “molto preoccupato” per la stagione estiva e ritiene che il sistema sia incompatibile con i picchi di traffico previsti nei prossimi mesi. Per questo Aeroporti di Roma chiede la possibilità di sospendere temporaneamente alcune procedure nei momenti di maggiore affluenza per evitare blocchi operativi.  

La posizione di Bruxelles

La Commissione europea respinge però le accuse e sostiene che il sistema sia pienamente operativo. Secondo Bruxelles, le lunghe code dipenderebbero soprattutto da problemi strutturali preesistenti degli aeroporti, come carenze di personale e concentrazione dei voli nelle stesse fasce orarie.  

Una riflessione

La vicenda mostra una contraddizione tipica dell’Europa contemporanea: si introducono tecnologie avanzate per aumentare sicurezza ed efficienza, ma senza un adeguato investimento in infrastrutture, personale e interoperabilità dei sistemi il rischio è quello di creare nuovi ostacoli alla mobilità.

L’estate 2026 sarà quindi un banco di prova decisivo per verificare se l’Europa riuscirà a coniugare sicurezza delle frontiere e libertà di circolazione senza penalizzare cittadini e turismo.  

Posso anche preparare un editoriale in stile “Quotidiano dei Contribuenti” sul tema: “Più burocrazia alle frontiere, meno efficienza nei servizi: l’Europa che complica la vita ai cittadini”.