Il paradosso politico è evidente: Ismaele La Vardera, l’ex Iena che ha costruito buona parte della propria identità pubblica sulla denuncia, sulla trasparenza e sull’opposizione al sistema, si ritrova adesso a fare i conti con una vicenda esplosa dentro casa propria.
Al centro del caso c’è Giovanni Crosta, vicesindaco di Agrigento, comproprietario di un immobile di famiglia a Zingarello, ereditato dal padre e interessato da una vecchia vicenda di abusivismo edilizio. Crosta sostiene che sull’immobile penda una richiesta di sanatoria fin dal 1985. Controcorrente riconosce che non può essergli attribuita automaticamente la responsabilità dell’abuso originario.
Ma il problema è diventato politico.
La vicenda si complica quando emergono fotografie e filmati che documenterebbero un utilizzo occasionale dell’immobile durante festività e incontri. La versione iniziale di una struttura sostanzialmente inutilizzata è così finita al centro delle contestazioni. La stessa Controcorrente ha richiamato l’uso saltuario dell’immobile durante alcune festività.
La Vardera è andato oltre. Secondo la sua ricostruzione, nell’immobile sarebbero stati effettuati anche interventi successivi all’eredità. Ed è proprio su questo punto che chiede chiarezza: ereditare un abuso non significa averlo commesso, ma eventuali lavori successivi devono essere verificati e spiegati.
È necessario mantenere netta la distinzione: non risultano da queste fonti responsabilità penali accertate di Crosta per l’abusivismo originario. È invece aperta una questione di opportunità e credibilità politica.
A rendere la vicenda particolarmente delicata sono le funzioni ricoperte da Crosta.
Il vicesindaco ha infatti detenuto deleghe che comprendono materie come Polizia municipale, trasparenza, anticorruzione e patrimonio. La Vardera ha sintetizzato il problema sostenendo che un amministratore non possa trovarsi contemporaneamente nella posizione di controllore e controllato.
È questo il vero punto politico.
Non basta chiedersi chi abbia materialmente realizzato un abuso decenni fa. Bisogna chiedersi se chi ricopre incarichi così sensibili possa mantenere pienamente quelle funzioni mentre lo stesso Comune è chiamato a verificare la situazione urbanistica di un immobile di cui è comproprietario.
Controcorrente ha chiesto le dimissioni del vicesindaco. Successivamente La Vardera ha annunciato l’espulsione di Crosta dal movimento, insistendo sul fatto che la questione riguarderebbe soprattutto coerenza, credibilità e opportunità politica, non l’attribuzione automatica di un reato.
Ma qui nasce un secondo problema.
Il sindaco Michele Sodano, anch’egli espressione del progetto politico di Controcorrente, non ha seguito immediatamente la linea indicata dal leader. Ne è nato uno scontro pubblico che rischia di incrinare quello che fino a pochi giorni fa veniva presentato come il nuovo “laboratorio Agrigento”.
La Vardera ha invitato apertamente Sodano a cambiare posizione. E lo scontro non è più soltanto sul destino di un assessore: riguarda chi decide realmente la linea politica dell’amministrazione e quanto sia autonoma la scelta del sindaco rispetto al movimento che lo ha sostenuto.
A rendere quasi cinematografica la vicenda è l’arrivo degli inviati de Le Iene agli Stati generali di Controcorrente.
La Vardera, che proprio grazie alla trasmissione televisiva ha costruito una parte importante della propria notorietà, si ritrova questa volta dall’altra parte delle domande.
L’arrivo degli ex colleghi durante la manifestazione ha contribuito a trasformare una festa politica pensata per lanciare Controcorrente in un caso mediatico nazionale.
Ed è forse questa l’immagine politicamente più forte della storia: l’antisistema sottoposto agli stessi criteri di trasparenza che ha utilizzato contro gli altri.
Sarebbe però un errore ridurre tutto allo scontro La Vardera-Sodano-Crosta.
Agrigento sta affrontando un problema urbanistico enorme e molto più antico. Proprio in questi giorni la Procura ha chiesto informazioni ai sindaci sulle demolizioni degli immobili abusivi, richiamando il principio secondo cui situazioni edilizie illegittime protratte per decenni non possono giustificare deroghe alla legge.
Parallelamente continua il caso Maddalusa, dove si confrontano diritto all’acqua, tutela delle persone, vincoli della Valle dei Templi e necessità di non trasformare l’emergenza sociale in una sanatoria indiretta dell’abusivismo.
È qui che il caso Crosta assume un significato politico molto più ampio.
Denunciare è necessario. Fare opposizione è indispensabile in una democrazia. Ma governare significa applicare agli amici le stesse regole invocate per gli avversari.
Da questo punto di vista, la decisione di La Vardera di chiedere l’uscita di Crosta rappresenta un tentativo di mantenere coerente la propria linea politica. Ma resta aperta la frattura con il sindaco Sodano e soprattutto rimangono da chiarire definitivamente, nelle sedi competenti, tutti gli aspetti urbanistici dell’immobile.
Niente processi sommari e niente sconti.
La legalità non può diventare un’arma da utilizzare soltanto quando colpisce l’avversario. Deve essere un principio che vale sempre, soprattutto quando riguarda la propria parte politica.
Perché la vera prova dell’antisistema comincia proprio quando l’antisistema arriva al governo.
E Agrigento, oggi, è diventata quella prova.