Type to search

72 milioni a Reform UK: quando i super-ricchi entrano nella politica britannica

Share

Due miliardari delle criptovalute versano 36 milioni di sterline ciascuno al partito di Nigel Farage. Intanto la Metropolitan Police indaga su presunti finanziamenti esteri illegali. Si riapre il grande tema dei limiti al denaro nella democrazia.
LONDRA – Settantadue milioni di sterline in appena 48 ore.
È la cifra senza precedenti arrivata a Reform UK attraverso due protagonisti del mondo delle criptovalute: Ben Delo, cofondatore di BitMEX, e Christopher Harborne, investitore legato a Tether.
Delo ha annunciato un contributo di 36 milioni di sterline. Il giorno successivo Harborne ha deciso di eguagliare esattamente la cifra.
Il risultato è un’iniezione complessiva di 72 milioni di sterline, circa 97 milioni di dollari, che può modificare radicalmente la capacità organizzativa ed elettorale del partito guidato da Nigel Farage.
Una cifra che cambia le dimensioni della partita
Non siamo più davanti alle normali donazioni che accompagnano la vita di un partito.
La somma ricevuta da Reform è superiore alla spesa sostenuta singolarmente da Labour e Conservatori nell’ultima campagna elettorale nazionale.
Con queste risorse Reform può costruire una macchina politica nazionale: sedi, personale, campagne digitali, comunicazione, raccolta dati e organizzazione nei collegi.
Farage ha accolto le donazioni dichiarandosi onorato della fiducia ricevuta e sostenendo che consentiranno a Reform di affrontare le prossime elezioni su un terreno finanziariamente più competitivo.
Chi è Ben Delo
Delo è uno dei fondatori della piattaforma di criptovalute BitMEX.
Nel 2022 negli Stati Uniti si dichiarò colpevole di una violazione del Bank Secrecy Act relativa all’inadeguatezza dei controlli antiriciclaggio della piattaforma. Nel marzo 2025 è stato graziato dal presidente Donald Trump.
Delo sostiene che il proprio intervento finanziario nella politica britannica serva a garantire una competizione elettorale più equilibrata.
Harborne raddoppia la posta
Ancora più stretto è il rapporto finanziario tra Christopher Harborne e Reform UK.
L’investitore britannico residente in Thailandia aveva già versato milioni al partito negli anni precedenti. Dopo l’annuncio di Delo ha deciso di aggiungere altri 36 milioni di sterline.
Harborne afferma di non aspettarsi incarichi, titoli o cambiamenti politici in cambio del contributo, ma di voler finanziare il partito che considera maggiormente in grado di governare il Regno Unito.
L’altra faccia della vicenda: l’indagine della polizia
Il gigantesco afflusso di denaro arriva però nel momento più delicato per Reform.
La Metropolitan Police sta conducendo un’indagine penale sulle finanze del partito dopo un’inchiesta sotto copertura di Channel 4.
Le immagini avrebbero mostrato esponenti di Reform discutere modalità attraverso le quali denaro proveniente da un finanziatore americano avrebbe potuto raggiungere attività politiche britanniche.
Reform UK respinge le accuse, afferma di avere rispettato la legislazione elettorale e ha assicurato collaborazione con gli investigatori.
È essenziale sottolinearlo: l’esistenza di un’indagine non equivale all’accertamento di un illecito.
Anche Farage sotto esame
Parallelamente, Nigel Farage è interessato da un’indagine dell’organismo parlamentare competente sugli standard per un regalo personale da 5 milioni di sterline ricevuto da Harborne.
Farage sostiene che il regalo fosse personale e non politico e nega di avere commesso irregolarità.
Il caso contribuisce però ad alimentare un dibattito che ormai supera Reform UK.
Quanto denaro può entrare in una democrazia?
Questa è la vera domanda politica.
Il problema non riguarda soltanto Farage e nemmeno soltanto la Gran Bretagna.
È democraticamente sostenibile che un singolo miliardario possa finanziare un partito con una cifra superiore a quella utilizzata da una grande formazione politica per un’intera campagna elettorale nazionale?
Le donazioni di Delo e Harborne stanno infatti rilanciando nel Regno Unito la richiesta di introdurre limiti più severi.
Il Parlamento sta già discutendo modifiche alle regole sul finanziamento politico, comprese restrizioni sui finanziamenti provenienti dall’estero e sulle criptovalute.
Il potere economico e il potere politico
Le democrazie liberali devono affrontare una contraddizione sempre più evidente.
Finanziare legalmente un partito è una forma di partecipazione politica.
Ma quando le cifre diventano enormi, nasce inevitabilmente un’altra questione: quando la libertà di finanziare diventa capacità di condizionare?
Non serve criminalizzare la ricchezza né presumere che una grande donazione compri automaticamente una decisione politica.
Serve però trasparenza assoluta.
Bisogna sapere chi finanzia, quanto finanzia, da dove proviene il denaro e quali interessi economici possiede il finanziatore.
Una questione che riguarda tutta l’Europa
Il caso britannico dovrebbe interessare anche l’Italia e l’Unione europea.
Nell’epoca delle criptovalute, delle multinazionali digitali e dei patrimoni miliardari globalizzati, le vecchie norme sul finanziamento dei partiti rischiano di diventare insufficienti.
La democrazia ha bisogno di risorse per funzionare.
Ma ha soprattutto bisogno che nessun cittadino possa pensare che chi possiede più denaro possieda anche più democrazia.
Il caso Reform UK sarà quindi molto più di una vicenda finanziaria.
Potrebbe diventare uno dei grandi laboratori europei sul rapporto tra ricchezza privata, finanziamento politico e sovranità degli elettori.
Settantadue milioni in 48 ore pongono una domanda che nessuna democrazia può permettersi di ignorare: quanto deve pesare il denaro nella conquista del potere politico?
QdC – Quotidiano dei Contribuenti
Politica internazionale
Le cifre di £72 milioni e i due versamenti sono confermati anche da Reuters e AP. � Il Guardian sottolinea inoltre che una disponibilità finanziaria di queste dimensioni potrebbe consentire a Reform di ampliare enormemente la propria organizzazione territoriale, ma allo stesso tempo aumenta l’esposizione politica del partito sul tema dei mega-donatori. �
Reuters +1
The Guardian